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NOVITÀ NORMATIVE

RIFORMA DEI SERVIZI PUBBLICI: IL CONSIGLIO DI STATO CHIEDE APERTURE AL MERCATO

Il Consiglio di stato dà il via libera al regolamento attuativo della riforma dei servizi pubblici locali, ma chiede al governo più coraggio nell'aprire il mercato.
Riparte quindi la lunga storia normativa della liberalizzazione, che dopo il semaforo verde di palazzo Spada vede ora il traguardo. Il provvedimento deve fare un nuovo passaggio in commissione, ma il ministro dei rapporti con le regioni, Raffaele Fitto, assicura che il via libera definitivo da parte del Consiglio dei ministri arriverà entro il mese di luglio.
Prima, però, bisogna valutare i quattro pesanti correttivi indicati dal Consiglio di stato.
Il primo riguarda possibilità residue di affidamento diretto in deroga alla regola generale della gara; secondo il regolamento varato a dicembre, la gara può essere evitata dagli enti locali quando «non risulti idonea a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità», ma questo principio è giudicato troppo indeterminato per essere efficace. «La rilevanza della questione - scrivono i giudici nel parere -avrebbe richiesto criteri puntuali e definiti, essendo ben nota la riluttanza degli enti locali a procedere su questa strada».
Per una concorrenza vera, insomma, serve altro, e il Consiglio di stato suggerisce una procedura decisamente più puntuale: prima di concedere l'affidamento diretto, gli enti dovrebbero indicare in una delibera quadro i termini dell'analisi di mercato, evidenziando «i fallimenti del sistema concorrenziale» e i benefici che in questo ambito offrirebbe la scelta della deroga.
L'ente, però, non dovrebbe avere l'ultima parola, perché la delibera dovrebbe finire sotto il vaglio obbligatorio dell'Antitrust, il cui via libera sarebbe indispensabile per far partire l'affidamento diretto.
Già la riforma dei servizi pubblici introdotta con l'articolo 23-bis del Dl 112/2008 prevede il passaggio all'Antitrust per evitare la gara, ma secondo modalità meno vincolanti di quelle suggerite da Palazzo Vidoni. Il regolamento esclude da questo controllo gli affidamenti di servizi per meno di 200mila euro annui, o che coinvolgano meno di 50mila abitanti. Soglie che il Consiglio di stato giudica «irrazionali», soprattutto perché esclude dalla verifica «la maggior parte dei servizi affidati dagli enti di medie e piccole dimensioni».
Meglio, allora, prevedere la deroga a 200mila euro solo quando la popolazione interessata superale 50milapersone, e abbassarla a 50mila negli altri casi.
Le altre due correzioni puntano invece sul reclutamento del personale, che secondo il parere dovrebbe adeguarsi ai principi del concorso pubblico in tutte le società partecipate, e sulle incompatibilità: il divieto ai dipendenti degli enti locali di far parte delle commissioni giudicatrici non può conoscere deroghe se alla gara partecipa una controllata dell'ente che indice il bando.
FONTE. IL SOLE 24 ORE

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