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NOVITÀ NORMATIVE

SOCIETA' PARTECIPATE VERSO LA RIFORMA

Tra le misure introdotte dalla manovra correttiva c'è anche la previsione che i comuni con popolazione inferiore a 30mila abitanti non possano costituire società e che debbano, entro quest'anno, cedere tutte le loro attuali partecipazioni o liquidare le aziende; quelli con popolazione compresa fra 30mila e 50mila abitanti potranno eventualmente mantenerne una sola partecipazione.
Bisogna capire la portata innovativa della norma e le conseguenze operative per gli enti. Indubbiamente la disposizione è drastica, ma è evidentemente considerata necessaria per ridurre i costi della politica, rendere più trasparenti le gestioni, scoraggiare investimenti finanziari, incentivare, come si vedrà, l'affidamento diretto (quando possibile) solamente a fronte di adeguate dimensioni aziendali.
Va considerato, preliminarmente, che sul fondamento della normativa attuale le società partecipate per la gestione dei servizi trovano giustificazione solo per: i servizi strumentali, che possono essere affidati direttamente unicamente a società totalmente pubbliche nella forma in house, e a società miste, con gara per il socio; i servizi a rilevanza economica, che devono essere sempre affidati tramite gara (si può avere la gara, contemporaneamente, per il servizio da affidare e per la scelta di un socio privato); in condizioni particolari, o per realtà minime che sono ancora da precisare (ma la nuova norma di fatto esclude questa possibilità), sarà possibile l'affidamento diretto alla società in house; infine per i servizi non a rilevanza economica, per i quali sono possibili diverse forme gestionali, compreso l'affidamento diretto nella forma in house.
Al riguardo va osservato che le partecipazioni possono essere solamente totalitarie (salvo quelle miste) e nella forma in house; sono normalmente escluse quelle oggi più importanti, riguardanti i servizi a rilevanza economica. Per effetto del regime transitorio, entro il 2011 dovranno cessare gli affidamenti in house ed entro quest'anno tutti gli altri con la conseguenza che, anche in applicazione della finanziaria 2008, le relative società dovranno essere cedute/liquidate. Rimangono fuori le partecipazioni nelle società quotate, di fatto ammesse poiché se ne prevede la riduzione entro il 2015, ma certamente come eccezione; per esse, infatti, non vi è alcun legame fra la partecipazione e la gestione dei servizi e costituiscono un puro investimento finanziario.
La manovra accelera quindi quanto già previsto nel periodo transitorio fissato dalla riforma dei servizi pubblici locali per tutti gli enti, e consente che si possano costituire le società e mantenerle quando sono realizzate fra più comuni la cui popolazione complessiva superi i 30mila abitanti e presentino una partecipazione paritaria o proporzionale agli abitanti. Più che un divieto, questa è l'imposizione di un rapido riordino, finalizzato a una gestione più economica e a un recupero di risorse. Si è detto che la normativa spingerà alla creazione di una multiservice o di una holding per gli enti della seconda fascia (da 30mila a 50mila) abitanti.
Non è così. Nel primo caso perché l'applicazione della normativa attuale renderà la cosa estremamente difficile. Ciò che certamente non potrà farsi è la costituzione di una holding, che si presenterebbe come lo strumento per eludere una norma imperativa; a parte l'impossibilità, concreta, di rispettare sia la legge Bersani (la società holding gestisce infatti un servizio strumentale), sia la finanziaria 2008 (in tema di «stretta necessità» e conseguente motivazione), sia il nuovo sistema dei controlli interni che si va delineando nella normativa.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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