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NOVITÀ NORMATIVE

SULLA MANOVRA ESTIVA CORRETTIVI PER COMUNI E PROVINCE

La manovra per gli enti locali, ormai è certo, cambierà volto. Non nei saldi totali, che resteranno invariati, ma nelle modalità con cui i sacrifici chiesti dal dl di correzione dei conti pubblici saranno spalmati sui vari comparti pubblici. Dall'incontro «interlocutorio» avuto ieri mattina con Giulio Tremonti e Roberto Calderoli, i vertici dell'Anci sono usciti con una certezza in più. Il numero uno di via XX settembre non ha fatto promesse, ma si è impegnato a rivedere assieme ai comuni «il grosso delle cifre» per individuare «se c'è la possibilità di modificarle».
Ferma restando, ovviamente, l'invarianza dei saldi. E con la «disponibilità a verificare» dopo l'estate, la possibilità di aumentare la quota di residui passivi utilizzabili dai comuni (quest'anno lo 0,78%, mentre l'anno scorso era il 4%). L'apertura di credito del ministro dell'economia è il risultato più importante che i sindaci hanno portato a casa dopo una giornata, come quella di ieri, che li ha visti protagonisti su più fronti.
Una giornata, «per smuovere le acque» e sensibilizzare l'opinione pubblica sui tagli della manovra, iniziata con la protesta in piazza Navona, dove oltre mille primi cittadini si sono riuniti con le fasce tricolori listate a lutto.
Proseguita con la visita al presidente del senato, Renato Schifani che ha rassicurato l'Anci sul fatto che il dl 78 sarà «ampiamente discusso» a palazzo Madama, in modo da consentire «la possibilità di modifiche con le più ampie convergenze».
E terminata da Tremonti che ha convocato il presidente dell'Anci Sergio Chiamparino per iniziare un percorso comune di modifica del decreto.
Sul tavolo del Mef il sindaco di Torino ha posto le richieste che ormai l'Anci va ripetendo da un mese a questa parte: diversa ripartizione del peso della manovra sui vari comparti pubblici, revisione del patto di stabilità 2010 e 2011, regole contabili più semplici che richiedano ai comuni di raggiungere ogni anno il pareggio di bilancio, eliminazione delle norme della manovra non di carattere finanziario, come quella che impone agli enti fino a 30 mila abitanti la dismissione delle società partecipate entro fine anno. «Abbiamo suggerito un percorso, non abbiamo parlato di emendamenti», ha detto Chiamparino, «ora vedremo cosa farà il governo. I comuni condizioneranno il loro giudizio alla configurazione che la manovra assumerà durante la lettura al senato».
Ma proprio su questo fronte non sembrano arrivare segnali positivi. In conferenza stato-città il ministro dell'interno Roberto Maroni, ha chiaramente detto che «non è esclusa la presentazione di un maxiemendamento del governo». Un'eventualità di cui il presidente della commissione bilancio del senato (e relatore della manovra) Antonio Azzollini non vuole neppure sentir parlare. «Se fiducia deve essere, sia posta sul testo della commissione», ha auspicato.
Nel corso dell'incontro con Tremonti è stato illustrato «a grandi linee» il contenuto del secondo decreto legislativo attuativo del federalismo fiscale che riguarderà l'autonomia impositiva di comuni e province. Come anticipato da ItaliaOggi il 14/4/2010, il dlgs istituirà un nuovo tributo, in vigore dal 2012, il cui gettito andrà nelle casse comunali, che accorperà la quota Irpef oggi pagata dai contribuenti sugli immobili e le imposte ipotecarie, catastali, di registro e di successione. La nuova «service tax», ha spiegato Tremonti, non peserà sulle tasche dei contribuenti andando ad accorpare imposte già esistenti. E non toccherà la prima casa. «In linea di principio va incontro alle nostre richieste», ha commentato Chiamparino. «Non si può parlare di federalismo fiscale se non c'è l'autonomia fiscale. Però per un giudizio occorre vedere il merito».
Prime «importanti aperture» anche alle richieste delle province: «il ministro Tremonti», ha detto il presidente dell'Upi Giuseppe Castiglione, «ci ha assicurato che saranno riviste le modalità del taglio ai trasferimenti. Inoltre ha accolto la richiesta di modificare il patto di stabilità, introducendo meccanismi di premio per le amministrazioni che si sono dimostrate virtuose e liberando, in autunno, parte di quei 2,6 miliardi di residui passivi che oggi sono bloccati nelle casse e che invece devono essere destinati agli investimenti».
Alle regioni, invece, Tremonti non ha dato speranze. «Non abbiamo alternative sui saldi, né sulla distribuzione dei tagli», ha detto. «Abbiamo simulato ipotesi diverse ma la spesa del governo centrale non è riducibile dal momento che è già stata fatta oggetto di tagli negli anni passati».
FONTE: ITALIA OGGI

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