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NOVITÀ NORMATIVE

IL GIUDICE FISCALE DECIDE SUI RIMBORSI IVA

È sempre delle commissioni tributarie la giurisdizione sul rifiuto delle domande di rimborso proposte all'amministrazione finanziaria per somme indebitamente versate a titolo di Iva, anche se presentate non dal soggetto passivo e cioè dal cessionario del bene o dal committente del servizio. A confermare questo principio in materia di riparto di giurisdizione sono state le Sezioni unite della Cassazione con la sentenza 16281 depositata il 12 luglio 2010.
Nel caso posto a base della sentenza, l'amministrazione proponeva ricorso per Cassazione, per ragioni di giurisdizione, avverso la sentenza della Corte d'appello di Firenze. In particolare i giudici di appello avevano dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario, rimettendo le parti al primo giudice, sulla domanda (proposta da una banca che aveva effettuato il pagamento) di condanna alla restituzione di somme versate per errore a titolo di Iva per conto di una contribuente sua cliente,, riformando, in questo modo, integralmente la sentenza di primo grado, che aveva dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario.
Le Sezioni unite hanno confermato che appartiene alla giurisdizione delle Commissioni tributarie la domanda proposta nei confronti dell'amministrazione finanziaria per la restituzione di somme indebitamente versate a titolo d'imposta sul valore aggiunto, una volta che ne sia rifiutato il rimborso.
Questa giurisdizione non viene meno ove il ricorso, come nel caso specifico, sia stato proposto dal cessionario del bene o dal committente del servizio, invece che dal soggetto passivo del rapporto tributario.
Infatti esulano dalla giurisdizione e sono a essa gradate le questioni relative alla legittimazione attiva e alla ammissibilità della domanda.
In questo senso - per le Sezioni unite - è irrilevante ai fini della giurisdizione che la domanda sia proposta dalla banca che ha effettuato il pagamento, trattandosi comunque di domanda di rimborso di somme versate a titolo d'imposta. I] rapporto, in definitiva, non può dirsi di natura privatistica solo perché l'azione non è proposta direttamente dal contribuente, essendo indubbio che il versamento è stato effettuato a titolo d'imposta e che la domanda di restituzione presuppone l'accertamento, nei confronti dell'erario, dell'insussistenza dell'obbligo tributario. Per i Supremi giudici è altresì irrilevante l'allegazione relativa alla mancanza di delega, essendo indubbio che labanca, allorché versa una somma a titolo d'imposta, lo fa nella veste di delegata al pagamento e nella stessa veste non può che agire allorché chieda la restituzione di quanto versato. Per questi motivi le Sezioni unite hanno accolto il ricorso del ministero
dell'Economia e delle Finanze. cassando la sentenza impugnata senza rinvio e rimettendo le parti dinanzi alla Commissione tributaria provinciale competente per territorio.
Nel confermare la giurisdizione delle Commissioni tributarie provinciali, la Cassazione ha ribadito .un orientamento già espresso nella sentenza 9142/09 in base al quale «in materia di crediti Iva la giurisdizione tributaria è individuata dall'oggetto "della domanda e non dal soggetto titolare del credito». In questo senso, «egli ben può essère, quindi, il cessionario che assume la stessa posizione riservata al contribuente creditore originario».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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