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NOVITÀ NORMATIVE

RENDITE CATASTALI CENTRALI IDROELETTRICHE

Con la sentenza n. 14103/2010, depositata lo scorso 11 giugno, la Corte di cassazione aggiorna la vicenda legislativa e giurisprudenziale della determinazione della rendita catastale delle centrali idroelettriche. La materia era stata di recente oggetto di un'importante ordinanza della Corte costituzionale (27 febbraio 2008, n. 41/2008, redattore Franco Gallo) che ha confermato la legittimità costituzionale, quale norma di interpretazione autentica, dell'articolo 1-quinquies del decreto legge 44/2005, sulla concorrenza alla determinazione della rendita catastale di tutti gli elementi costitutivi degli opifici e degli altri immobili costruiti per le speciali esigenze dell'attività industriale anche se fisicamente non incorporati al suolo (l'attenzione si appuntava alle turbine).
La sentenza n. 14103/2010 conferma l'indirizzo consolidato sulla motivazione degli atti dell'amministrazione finanziaria in base all'articolo 7 dello Statuto del contribuente. La causa tributaria era sorta dalla rettifica da parte dell'ufficio della rendita proposta da una società elettrica con procedura Docfa per alcune importanti centrali idroelettriche in terra bresciana (Edolo e San Fiorano). Nel caso di specie, la suprema Corte ha cassato, con rinvio, la sentenza della Commissione tributaria regionale di Brescia, riconoscendo il mancato adeguamento da parte dei giudici di secondo grado ai principi di diritto da tempo consolidati nella giurisprudenza di legittimità. La sentenza cassata era stata impugnata dall'agenzia del Territorio per violazione e falsa applicazione proprio dell'articolo 7 della legge 212/2000 e dei principi sulla motivazione degli atti tributari e catastali.
L'articolo 7 dello Statuto del contribuente qualifica la motivazione degli atti dell'amministrazione finanziaria come principio generale dell'ordinamento tributario, in base al quale essa deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell'amministrazione. È evidente che l'ampiezza descrittiva della motivazione cambia a seconda della concreta situazione, come dimostra in modo esemplare l'atto di rettifica catastale della rendita proposta con procedura Docfa.
Nella sentenza n. 14103/2010 la Corte specifica che l'obbligo della motivazione dell'avviso di classamento deve ritenersi osservato anche mediante la mera indicazione dei dati oggettivi acclarati dall'ufficio tecnico erariale (ora agenzia del Territorio) e della classe conseguentemente attribuita all'immobile, trattandosi di elementi idonei a consentire al contribuente, mediante il raffronto con quelli indicati nella propria dichiarazione, di intendere le ragioni della classificazione, sì da essere in condizione di tutelarsi mediante ricorso alle commissioni tributarie (Cass. sent. n. 12608/2004; 21300/2004; 333/2006).
Nello specifico si deve considerare che, essendo intervenuto a seguito di procedura Docfa, l'atto di cui si discute si inserisce in una più ampia articolazione procedimentale partecipata nel le sue varie fasi dallo stesso contribuente. In proposito, secondo la citata giurisprudenza di legittimità, con riguardo alle ipotesi in cui - come nella specie - l'attribuzione della rendita catastale abbia luogo a seguito della procedura disciplinata dall'articolo 2 del Dl 16/93, convertito nella legge 75/93, e del Dm 701/1994 (la cosiddetta procedura Docfa), e in base a una stima diretta eseguita dall'ufficio, tale stima, che integra il presupposto e il fondamento motivazionale dell'avviso di classamento (esprimendo un giudizio sul valore economico dei beni classati di natura eminentemente tecnica, in relazione al quale la presenza e l'adeguatezza della motivazione rilevano ai fini non già della legittimità, ma dell'attendibilità concreta del cennato giudizio, e, in sede contenziosa, della verifica della bontà delle ragioni oggetto della pretesa), costituisce un atto conosciuto e, comunque, facilmente conoscibile dal contribuente, in quanto posto in essere nell'ambito di un procedimento a struttura fortemente partecipativa, con la conseguenza che la sua mancata riproduzione o allegazione all'avviso di classamento non si traduce in un difetto di motivazione dell'atto (Cassazione sentenza n. 16824/2006).
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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