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NOVITÀ NORMATIVE

CONTRATTI PUBBLICI: RINNOVATI 30 SU 58

Mercoledì prossimo, 28 luglio, si capirà se esistono le condizioni per raggiungere l'auspicata intesa tra governo e sindacati con cui affrontare la fase di blocco dei contratti dei dipendenti pubblici fino al 2012. L'appuntamento è stato fissato ieri dal commissario straordinario dell'Aran, Antonio Naddeo, al termine della presentazione del rapporto semestrale sulle retribuzioni nella Pa, occasione per fare il punto sulla più recente attività negoziale svolta dall'agenzia. Al centro della convocazione c'è il nodo del riordino dei comparti di contrattazione che, in applicazione della riforma Brunetta (l. 15 e dlgs 150/2009), dovranno passare dagli 11 attuali - cui si aggiungono altre aree minori di contrattazione e le otto aree dirigenziali - ai quattro nuovi, con sole quattro aree dirigenziali.
La razionalizzazione cui s'è lavorato nelle ultime settimane dovrebbe portare a due comparti per la Pa centrale, con i ministeri, le agenzie e gli enti da una parte (più, forse, l'università) e la scuola dall'altra, mentre gli altri due comparti per la Pa periferica raggrupperebbero da un lato le regioni con tutta la sanità e, dall'altro, di dipendenti di comuni e province.
«Spero nella massima convergenza di tutte le forze sindacali, perché è un momento non solo difficile ma anche estremamente importante per il paese» ha detto il ministro della Pa e l'innovazione, Renato Brunetta, che ieri ha anche riconosciuto il lavoro svolto dall'Aran: 30 contratti nazionali rinnovati sui 58 previsti per il quadriennio 2006-2009, con incrementi stipendiali per i 187.436 dipendenti coinvolti che variano tra il 4,85% (biennio 2006-2007) al 3,2% (biennio 2008-2009); in linea con l'inflazione.
In questi ultimi rinnovi sono state già seguite le linee guida indicate dalla riforma, con la valorizzazione delle retribuzioni collegate al risultato, il rafforzamento della responsabilità dirigenziale e la responsabilità disciplinare. Antonio Naddeo ha chiarito che il blocco della contrattazione nazionale non farà decadere i contratti integrativi in essere: le amministrazioni, a risorse date, potranno aggiornarli rispettando però i nuovi paletti della riforma, pena nullità.
L'accordo cui punta il ministro, oltre ai quattro comparti di contrattazione, dovrebbe poi accendere il disco verde ai rinnovi delle rappresentanze sindacali unitarie (rsu). Certo, ha riconosciuto Brunetta, «se avessimo avuto a disposizione i 6,5 miliardi bloccati dalla manovra correttiva per il triennio il quadro sarebbe stato diverso, ma comunque ci sarebbe stato bisogno di un accordo quadro per la gestione della transizione». Insomma per palazzo Vidoni non ci sarà nessuna «vacanza sindacale» per i tre milioni e 600mila dipendenti pubblici, una massa salariale di 170 miliardi annui, più o meno il 12% del Pil.
E quando, nel 2012, si riaprirà la trattativa per il primo rinnovo del contratto triennale si sarà anche chiuso il disallineamento tra le retribuzioni di fatto della Pa e quelle del settore privato: «Un assurdo economico - ha detto Brunetta - che ha consentito per oltre 15 anni una crescita salariale maggiore proprio nel settore più protetto dai rischi del mercato», considerazioni che sono state criticate dalla Cgil ma anche da Cisl e Ugl. La prima rivendica i rinnovi contrattuali, la seconda invita Brunetta a non fare la media del pollo e a non giustificare il blocco come un provvedimento di giustizia sociale, mentre per l'Ugl «non si può dire che il congelamento dei salari pubblici serve a equiparare i loro stipendi con quelli del settore privato».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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