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NOVITÀ NORMATIVE

LA MANOVRA ESTIVA INCASSA LA FIDUCIA

Dal blocco degli stipendi per i dipendenti pubblici, alla stretta sulle pensioni e i tagli per Regioni ed enti locali. Dalla riduzione delle retribuzioni dei manager alla stretta sull'evasione fiscale e le assicurazioni. Dai tagli ai ministeri a quelli dei costi della politica rinviati alle decisioni autonome di Camera e Senato.
E poi le norme per la libertà d'impresa, i rincari dei pedaggi autostradali e la sanatoria per 1,3 milioni di case fantasma mai accatastate finora.
Queste le principali misure della manovra economica del governo che corregge i conti pubblici per 25 miliardi di euro, puntando a ridurre il deficit dal 5 per cento del Pil del 2010 al 3,9 per cento nel 2011 e al 2,7 per cento nel 2012.
E se non ce la farà, come è stato messo in dubbio da autorevoli interlocutori come la Banca d'Italia, forse si dovrà intervenire di nuovo. «Sacrifici necessari» per il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, mentre per il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, il berlusconismo è ormai alle «colonne d'Ercole», d'ora in poi «si naviga in acque sconosciute». Rivolto al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, Bersani ha sostenuto in Aula che questa manovra «è profondamente ingiusta ed è anche depressiva» perché i soldi andrebbero presi da un'altra parte. «Sono fantasie?», si è chiesto retoricamente Bersani, «se vi diciamo alleggeriamo le imprese e il lavoro, e cominciamo a disturbare le rendite finanziarie sono chiacchiere? Vogliamo mettere a gara qualche frequenza liberata, lasciar perdere il ponte sullo Stretto e dare soldi ai Comuni per i piccoli cantieri.
E poi dare un po' di soldi al Meridione, Dov'è finita la banca del Sud? Qualcuno ne ha traccia»? E ancora. «Lo sapete o no che non abbiamo mai avuto una pressione fiscale così alta per chi le tasse le paga?», ha sottolineato. Ma Berlusconi guarda già oltre convinto che «Se non avessimo approvato la manovra o fosse caduto il governo avremmo fatto la fine della Grecia». E l'Italia sarebbe stata investita «da una speculazione finanziaria» come quella accaduta ad Atene.. Nessun cambio di maggioranza, dunque, «qualora i finiani decidessero di abbandonare la coalizione di Governo» e all'orizzonte «una grande riforma della giustizia penale» che il premier annuncerà personalmente ben presto al parlamento.
FONTE: ITALIA OGGI

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