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NOVITÀ NORMATIVE

REVISORI PER NON PIU' DI SEI ANNI.

I professionisti possono indossare la giacca da revisori dei conti di uno stesso ente locale per una sola volta. La fine del periodo massimo di sei anni (pari a due mandati consecutivi) determina un'incompatibilità a vita tra l'ex revisore e l'ente dove ha effettuato il controllo.
L'indicazione arriva da una risposta fornita nei giorni scorsi dal sottosegretario all'Interno Michelino Davico (Lega), che al Viminale ha la delega agli enti locali, a un'interrogazione parlamentare. Il dibattito nasce dall'interpretazione dell'articolo 235 del testo unico degli enti locali (Dlgs 267/2000), che prevede la «rieleggibilità per una sola volta dei revisori».
Nella lettura del governo, la «rieleggibilità» diventa sinonimo di «nuova nomina», e di conseguenza impone al revisore di abbandonare per sempre l'ente locale in cui è stato «rieletto» senza soluzione di continuità dopo il primo mandato. La presa di posizione cancella quindi la prassi, in cui la «rieleggibilità» è stata in genere intesa come possibilità di tornare a rivestire il ruolo di revisore dopo tre anni di interruzione, distinguendo così tra «rielezione» e «nuova nomina».
«L'autonomia decisionale, organizzativa, gestionale e finanziaria dell'ente - ha spiegato Davico in parlamento - esige la presenza di revisori assolutamente imparziali e privi di qualsiasi contiguità con l'ente locale». Il tema ha impegnato spesso anche i giudici amministrativi, e la stessa risposta fornita dal ministero dell'Interno cita un parere del Consiglio di stato dell'8 giugno 2000), e un Tar Campania del 12 giugno 2007, che sono andati nella stessa direzione.
Nella rassegna fornita da Davico per individuare la «giurisprudenza prevalente» non trova però spazio la pronuncia più recente del Consiglio di stato, l'ordinanza 5324 del 26 ottobre 2009, in cui i giudici di Palazzo Spada hanno sostenuto che la norma del testo unico «porta ad escludere una terza rielezione solo qualora questa sia consecutiva, posto che la rielezione è tale solo se segue una precedente elezione senza soluzione di continuità, traducendosi altrimenti la disposizione in un irrazionale ed ingiustificato divieto a vita».
L'indicazione del Viminale non piace ovviamente ai diretti interessati, che negli ultimi anni hanno dovuto incassare anche la sostituzione del collegio con il revisore unico negli enti fra 5mila e 15mila abitanti. «Vista la confusione sul tema - riflette Antonino Borghi, presidente dell'associazione nazionale dei revisori contabili degli enti locali - è urgente che il legislatore faccia chiarezza nella nuova carta delle Autonomie, anche per fissare norme che tutelino davvero l'indipendenza dei revisori».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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