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civica

NOVITÀ NORMATIVE

DEROGHE ALL'AFFIDAMENTO DIRETTO DEI SERVIZI PUBBLICI

Si alza a 200mila euro annui il valore che permette agli enti locali di procedere all'affidamento diretto di servizi pubblici a società partecipate senza passare dal parere obbligatorio dell'Antitrust, e si ampliano le deroghe per i servizi idrici. Il regolamento attuativo dell'articolo 23-bis della legge 133/2008 ridisegna l'approccio che le amministrazioni locali devono avere nei confronti della gestione in house. Agli enti locali è chiesto di verificare la realizzabilità di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici di cui sono titolari, obbligandoli a esplicitare (mediante una delibera quadro) per i settori sottratti alla liberalizzazione, i fallimenti del sistema concorrenziale e i benefici per la stabilizzazione, lo sviluppo e l'equità all'interno della comunità locale derivanti dal mantenimento di un regime di esclusiva del servizio.
L'analisi delle dinamiche concorrenziali è riferita al contesto nel quale i servizi sono destinati a trovare esplicazione e per sostenere il ricorso all'affidamento diretto o a condizioni di esclusiva deve dimostrare come la libera iniziativa economica privata non risulti idonea a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità. La deliberazione-quadro si configura come il documento illustrativo dell'analisi di mercato, nel quale deve essere riportato il business plan relativo al servizio che l'amministrazione ha affidato o intende affidare a una società rispetto alla quale si trovi in posizione di controllo analogo.
I presupposti sono individuabili nelle caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del territorio di riferimento, che non permettono un efficace e utile ricorso al mercato. L'analisi del ricorso all'in house deve quindi essere realizzata nell'ambito di una più ampia esplicitazione delle strategie per la gestione dei servizi pubblici locali, tradotta in una deliberazione di competenza del consiglio comunale.
Il regolamento definisce anche elementi che semplificano la procedura per la formalizzazione della gestione in house delle attività di minore rilevanza economica, stabilendo che non necessita il vaglio dell'Agcom qualora il servizio non superi i 200mila euro annui. L'affidamento di un servizio per dieci anni e per il valore di 1.500.000 euro non è ad esempio assoggettato al parere, in quanto il valore annuale è inferiore alla soglia indicata.
La determinazione del valore annuo si calcola considerando tutte le entrate del gestore, nelle quali rientrano le tariffe riscosse, gli eventuali corrispettivi parziali del servizio (ad esempio per la soddisfazione di determinati obblighi) e le eventuali forme di contribuzione collegate al servizio (ad esempio contributi per investimenti). Questa particolare condizione non esime l'amministrazione affidante dalla verifica e dall'esplicitazione della sussistenza dei presupposti essenziali per la concretizzazione dell'in house.
L'esclusione del parere è prevista per ogni servizio il cui affidamento avvenga dopo l'entrata in vigore del regolamento ed è fondata su una ratio di scarsa significatività rispetto alle dinamiche concorrenziali. Le amministrazioni potrebbero incontrare qualche difficoltà nel caso di affidamenti secondo una logica multi service, poiché la macro-aggregazione costituirebbe l'oggetto unitario dell'affidamento, con il rischio di un probabile superamento della soglia dei 200mila euro annui.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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