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NOVITÀ NORMATIVE

ILLEGITTIME LE CLAUSOLE CHE ALLUNGANO I TEMPI DEI PAGAMENTI

I tempi di pagamento dettati dalla legge sono inderogabili, e la nullità delle clausole che nelle gare d'appalto tendono ad assicurare alla pubblica amministrazione un calendario pìù rilassato può essere anche rilevata d'ufficio dai giudici, oppure può venire eccepita dalle associazioni di categoria.

L'autorità di vigilanza sui contratti pubblici prende di petto il tema dei pagamenti pubblici bloccati alle imprese, e nella determinazione 4/2010 condanna senza appello la prassi delle pubbliche amministrazioni di inserire nei bandi clausole per dilatare i tempi, sterilizzare gli interessi di mora oppure premiare le imprese disposte ad accettare condizioni peggiori rispetto a quelle fissate dalla legge.

La spinta arriva all'Authority dalle istanze di molte imprese che si sono trovate invischiate in clausole pro amministrazione nei bandi. Il fenomeno è talmente diffuso da aver indotto i commissari a un'indagine ad ampio raggio con le associazioni di categoria, da cui emerge che l'attesa media per vedersi onorate le fatture oscilla dai 92 ai 664 giorni ( contro la regola generale dei 30 giorni fissata dal Dlgs 231/2002), e che i debiti sono stimabili con prudenza in almeno 37 miliardi di euro (2,5% del Pil).

Insieme al Mezzogiorno, a primeggiare nei ritardi superiori ai due mesi è anche il Nord-Ovest (63,3% dei pagamenti in ritardo nel primo caso, 61,5% nel secondo), e i meccanismi del patto di stabilità che bloccano le risorse in conto capitale nelle casse di comuni e province sono solo una delle fonti di questi crediti. La mancata emissione dei mandati di pagamento spiega solo un ritardo su quattro, mentre le cause più frequenti sono da ricercare nei tempi di emissione dei certificati di regolare esecuzione (46,3% dei ritardi) e in altre «vischiosità burocratiche» (32,5%).
Il problema, spiega l'Authority, è duplice, perché dalle imprese direttamente coinvolte si riflette a cascata sull'indotto dei subappaltatori, e perché espone le amministrazioni al pagamento continuo di interessi di mora. Per evitare questo aggravio, spesso le stazioni appaltanti agiscono sui bandi, inserendo clausole unilaterali che prevedono tempi più lunghi oppure attribuendo un punteggio migliore a chi si dice disposto a sopportare l'attesa. Si tratta sempre di strumenti illegittimi.

L'unica possibilità di deroga alla legge, spiega la determinazione anche sulla scorta della giurisprudenza più recente del consiglio di stato (per esempio le sentenze 469 e 1885 del 2010), risiede in un accordo espresso dalle due parti, purché le clausole così elaborate non abbiano i requisiti della «grave iniquità». In nessun caso è possìbile legare il punteggio all'accettazione di pagamenti piìt lenti, o escludere un'impresa a causa della mancata accettazione dì clausole di questo tipo.
Tutti questi strumenti sono destinati a cadere in giudizio, e non può essere sufficiente a blindarli nemmeno un richiamo alla «necessità di rispettare il patto di stabilità interno». Per evitare che la distorsione della concorrenza si estenda a macchia d'olio, infine, è utile che i contratti impongano alle imprese aggiudicatane di pagare i subappaltatori con lo stesso giorno di valuta del credito liquidato dalla pubblica amministrazione.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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