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NOVITÀ NORMATIVE

DUBBI INTERPRETATIVI SULLE SOCIETA' PARTECIPATE

Il fenomeno delle partecipazioni societarie detenute dai comuni piccoli o medio piccoli, riguarda 7.797 comuni fino a 30mila abitanti e 160 fra 30mila e 50mila e risulterebbe da un prima elaborazione della Corte dei conti, prendendo a base il triennio 2005-2007, che su un totale di 3.361 società partecipate 2.584 sarebbero quelle partecipate dai comuni fino a 30mila abitanti e 488 tra 30mila e 50mila e 930 quelle detenute dai comuni con popolazione superiore.
È evidente quindi che le ultime disposizioni avranno una ricaduta in termini di responsabilità organizzative-gestionali, contabili, economiche e finanziarie degli enti proprietari. È dunque indispensabile interpretare correttamente l'articolo 14, comma 32, del Dl 78/2010. Con una interpretazione letterale ciò che appare decisivo è il contenuto del primo periodo laddove la norma esordisce «fermo quanto previsto dall'articolo 3, commi 27, 28 e 29, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, i comuni...». Poiché il comma 27 dell'articolo 3 dispone che «è sempre ammessa la costituzione di società che producono servizi di interesse generale e l'assunzione di partecipazioni in tali società da parte delle amministrazioni» ne conseguirebbe che tali società possono ancora essere partecipate dagli enti locali fino a 30mila abitanti. I servizi di interesse generale sono i servizi pubblici locali, a rilevanza economica o meno. Inoltre sono considerati servizi di interesse generale la gestione delle farmacie comunali e l'attività di accertamento, liquidazione e riscossione dei tributi locali. Rivestono carattere di interesse generale le attività di realizzazione e gestione di strutture o infrastrutture (essential facilities).
Più articolata l'interpretazione sistematica in base alla quale il rinvio all'articolo 3, commi 27, 28 e 29, della Finanziaria 2008 deve essere letto come un restringimento della capacità degli enti locali fino a 30mila abitanti, ammettendo la detenzione di partecipazioni solo in società strettamente necessarie per il perseguimento delle finalità istituzionali dell'ente. Tale interpretazione è sostenuta dall'Anci nella nota alla manovra economica.
L'opinione della Corte dei conti (sezione delle autonomie, deliberazione 14/AUT/2010/FRG) intende avvalorare un canone interpretativo di tipo teleologico secondo il quale «nel ribadire la vigenza dei vincoli previsti dal sopra citato articolo 3, commi 27, 28 e 29 della Legge finanziaria 2008, con la manovra finanziaria 2010 il legislatore ha, infatti, vietato espressamente la costituzione di società ai comuni con popolazione inferiore a 30.000 abitanti i quali, entro il 31 dicembre 2010, dovranno mettere in liquidazione quelle già costituite ovvero cederne le partecipazioni». Ne consegue una interpretazione restrittiva e di chiusura sulla possibilità per i comuni minori di partecipare in società.
Adottando una interpretazione logico-sistematica risulta che l'ambito di applicazione del provvedimento sia rivolto alle sole società interamente pubbliche non potendo invece investire quelle che, ancorché partecipate da comuni fino a 30mila abitanti, siano partecipate anche soci privati, scelti con forme di evidenza pubblica per la gestione dei servizi pubblici locali.
Infine, il relatore alla commissione del Senato, Antonio Azzolini, ha fornito una interpretazione autentica sulla motivazione dello spostamento del termine del 31 dicembre 2010 al 31 dicembre 2011 entro il quale mettere in liquidazione tali società o dismetterne le quote. Ciò si è reso necessario «in considerazione del fatto che il groviglio normativo oggi esistente rende di fatto impossibile la cessione di quote societarie, ragion per cui tale proroga deve essere utilizzata per redigere un testo unificato che fornisca agli enti locali un quadro normativo definito, sulla cui base procedere alla dismissione delle quote societarie». Dunque, il governo tornerà sulla materia.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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