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NOVITÀ NORMATIVE

L'IRAP NON PUO' GRAVARE SUGLI INCENTIVI A PROGETTISTI E LEGALI INTERNI.

L'Irap sugli incentivi ai progettisti e legali delle pubbliche amministrazioni non può gravare sui compensi loro spettanti.
Nonostante la deliberazione della Corte dei conti, sezioni riunite 33/2010 rimane ancora aperto in dottrina e tra gli operatori un vero e proprio contrasto interpretativo, meritevole probabilmente di ulteriori e più lineari interventi.
Pomo della discordia è il passaggio nel quale le sezioni riunite affermano «ai fini della quantificazione dei fondi per l'incentivazione e per le avvocature interne, vanno accantonate, a fini di copertura, rendendole indisponibili, le somme che gravano sull'ente per oneri fiscali, nella specie, a titolo di Irap. Quantificati i fondi nel modo indicato, i compensi vanno corrisposti al netto, rispettivamente, degli «oneri assicurativi e previdenziali» e degli «oneri riflessi», che non includono, per le ragioni sopra indicate, l'Irap. L'Irap correlata a tali compensi, pertanto, costituisce, secondo le regole generali, un onere diretto a carico dell'ente datore di lavoro, senza possibilità di trasferimento sul dipendente».
Vi è chi ritiene di concludere, sulla base dell'indicazione vista sopra, che una volta determinato il fondo al netto degli oneri previdenziali, così da ricavare la base imponibile Irap e quantificarne l'importo, esso vada scorporato dal fondo. Dunque, ai dipendenti pubblici interessati può essere erogato il compenso incentivante dimagrito dell'Irap.
In effetti, come dimostra la tabella A, con questo tipo di conteggio, posto che il fondo incentivante sia 100 (lo 0,50% di una base di gara di 20.000 euro), lo scorporo dell'Irap mantiene in 100 l'entità del fondo. Contabilmente, dunque, l'ente non aggiunge i costi dell'Irap.
Ma questa lettura della norma abbatte il reddito del dipendente. Sicché si verifica il fenomeno che le sezioni riunite della Corte dei conti hanno voluto scongiurare: riversare sul lavoratore l'onere di un'imposta che, invece, grava esclusivamente sul datore di lavoro.
Allora, si può prospettare una soluzione diversa, come quella proposta nella tabella B. Le sezioni riunite, a ben vedere, affermano che l'Irap debba essere accantonata «ai fini della quantificazione dei fondi», per essere compresa nel quadro della spesa e non generare buchi di bilancio. Ciò significa che l'Irap concorre alla quantificazione del fondo, il quale è da ritenere non risulti costituito solo dalla semplice operazione di applicare lo 0,50% sul valore dell'importo a base di gara; ad esso si può supporre vada aggiunta l'Irap in precedenza quantificata ed allo scopo accantonata, in modo tale che l'ente possa attingere per l'impegno della spesa relativa a tale imposta al fondo incentivante stesso. L'accantonamento, insomma, non avrebbe lo scopo di scorporare l'imposta.
Solo in questo modo l'imposta graverebbe esclusivamente sul datore di lavoro, senza ribaltamenti nei confronti dei lavoratori, che trasformerebbero nella sostanza l'Irap in quello che la magistratura contabile ha esplicitamente negato che sia: un onere riflesso. Risulterebbe fondamentale, tuttavia, una presa di posizione più chiara e netta della Corte dei conti, corredata di uno strumento per dare un contenuto contabile alle proprie conclusioni.
FONTE: ITALIA OGGI

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