PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

ICI: IL TERRENO E' AGRICOLO PER TUTTI I COMPROPRIETARI.

Nel caso prospettato la risposta è affermativa solo in parte, nel senso che i comproprietari privi della qualifica di "coltivatore diretto" (o di "imprenditore agricolo professionale") sono, sì, tenuti a corrispondere l'imposta, ma con riferimento al terreno agricolo e non all'area fabbricabile, come invece preteso dall'ufficio tributario comunale. Questa impostazione è stata recentemente avvalorata, per la prima volta a quanto ci consta, dalla corte di Cassazione (sezione tributaria) con la sentenza 15566 del 14 maggio 2010, depositata il 30 giugno 2010. Ma andiamo con ordine.
La disciplina dell'Ici (Dlgs 504/92) stabilisce fra l'altro che, in ogni caso, non sono considerati "fabbricabili" i terreni posseduti e condotti dai soggetti indicati nel comma 1 dell'articolo 9 dello stesso decreto Ici, vale a dire i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali (ex imprenditori agricoli a titolo principale), e sui quali persiste l'utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l'esercizio di attività dirette alla coltivazione, alla funghicoltura e all'allevamento di animali (articolo 2, comma 1, lettera b), secondo periodo). Ai fini dell'Ici quindi tali terreni non possono che essere "agricoli", non potendo essere considerati fabbricabili ed essendo adibiti all'esercizio delle attività agricole indicate nel vigente articolo 2135 del codice civile (articolo 2, comma 1, lettera c), dello stesso decreto Ici).
Il caso di specie è particolare perché pur essendo il terreno totalmente adibito all'esercizio dell'attività agricola da parte del coltivatore diretto, è posseduto (a titolo formale di proprietà) anche da altre persone senza alcuna qualifica agricola. Tale particolare situazione ha dato la possibilità al comune impositore competente di non riconoscere la natura agricola del terreno, limitatamente alle quote di proprietà possedute da questi ultimi soggetti passivi. Per una fattispecie analoga a quella prospettata, il giudizio della Corte di cassazione (sezione V civile) è stato invece chiaro nel ritenere che, sotto il profilo sia letterale che sistematico delle disposizioni di legge, essendo la proprietà immobiliare indivisa e nell'esclusivo possesso della persona munita della qualifica di coltivatrice diretta, sussiste il requisito oggettivo per il riconoscimento del trattamento Ici più favorevole nei confronti degli altri comproprietari.
Tra parentesi, il trattamento fiscale più favorevole consiste nel determinare l'imposta (dovuta per ciascuna quota di proprietà) con riferimento al valore del terreno agricolo (reddito dominicale rivalutato del 25% x coefficiente 75), anziché a quello dell'area fabbricabile ai sensi del comma 5 dell'articolo 5 del Dlgs 504/92 (valore venale in comune commercio). Più precisamente, con la citata sentenza n. 15566 del 30 giugno 2010 i giudici della Cassazione hanno dato risposta positiva al seguente quesito: se in caso di comunione di un terreno edificabile (perché inserito nel Prg), in cui persista integralmente l'utilizzazione agro-silvo-pastorale a opera di uno dei comproprietari che, in qualità di coltivatore diretto o imprenditore agricolo a titolo principale conduca direttamente il terreno stesso (articolo 9, comma 1, del Dlgs 504/92), l'equiparazione del medesimo terreno agricolo operata in forza della disposizione dell'articolo 2, comma 1, lettera b), secondo periodo, del
Dlgs 504/92 possa valere e quindi essere estesa anche agli altri, che su detto immobile non esercitano alcuna attività agricola. Secondo quest'ultima previsione legislativa, infatti, spiegano i giudici, un terreno, anche se suscettibile di utilizzazione edificatoria, deve considerarsi agricolo ai fini dell'Ici ogni qualvolta ricorrano tre condizioni:
a) possesso del terreno da parte di coltivatori diretti o di imprenditori agricoli;
b) diretta conduzione dell'immobile da parte di questi soggetti;
c) persistenza dell'utilizzazione agro-silvopastorale mediante l'esercizio di attività dirette alla coltivazione.
In presenza di tali condizioni, il terreno soggiace all'Ici in relazione al suo valore catastale, dovendosi prescindere dalla sua obiettiva potenzialità edilizia. In questi casi, proseguono i giudici di piazza Cavour, la considerazione dell'area come terreno agricolo ha quindi "carattere oggettivo" e, come tale, si estende a ciascuno dei proprietari o contitolari dei diritti reali di godimento (ad esempio, usufruttuario). Questo perché, argomenta la suprema Corte in modo pienamente condivisibile, «la persistenza della destinazione del fondo a scopo agricolo integra una situazione incompatibile con la possibilità del suo sfruttamento edilizio e tale incompatibilità, avendo carattere oggettivo, vale sia per il comproprietario coltivatore diretto sia per gli altri».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

SCADENZIARIO

<novembre 2018>
lunmarmergiovensabdom
2930311234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293012
3456789
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio