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NOVITÀ NORMATIVE

VARIAZIONI TARSU DI COMPETENZA CONSILIARE

Per la variazione della Tarsu è competente esclusivamente il Consiglio comunale. A ribadirlo la Cassazione, con la sentenza n. 14376/2010 che, quindi, ha negato l'ipotesi di un analogo potere in capo alla giunta.
Nel caso in esame, l'ente comunale ha contestato il giudizio di condanna delle Commissioni di merito, deducendo la violazione e la falsa applicazione della legge n. 142 del 1990, articolo 32, sostenendo che tale norma debba essere interpretata nel senso che la giunta municipale sia legittimata a determinare o modificare le aliquote Tarsu.
I giudici di legittimità hanno ribadito che, in tema di tassa per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti solidi urbani, nel vigore della legge 8 giugno 1990, n. 142, di riforma del sistema delle autonomie locali, l'articolo 32 lettera g) demandava alla competenza dei consigli comunali l'istituzione e l'ordinamento dei tributi, con conseguente esclusiva ad adottare i provvedimenti relativi alla determinazione e all'adeguamento delle aliquote del tributo.
Il ragionamento della Corte è lineare: considerato che la norma in questione attribuisce al Consiglio la competenza a deliberare in ordine all'istituzione del tributo e delle tariffe da applicare, è solo logico concludere che la medesima competenza sia esclusiva anche quando tali tariffe debbano essere modificate, trattandosi di una decisione ex novo sul quanto dovuto.
È, pertanto, illegittima, in quanto affetta da incompetenza funzionale, e va disapplicata dal giudice tributario ai sensi del Dlgs n. 546/92, articolo 7, comma 5 con consequenziale travolgimento dell'atto applicativo, una delibera della giunta comunale di variazione delle tariffe Tarsu emanata sotto la vigenza della legge n. 142 del 1990 su cui risulti basato l'atto impositivo impugnato dall'interessato (in tal senso anche Cassazione n. 17524/09 e n. 21310/04).
Il Comune appellante aveva eccepito anche un difetto di motivazione da parte dei giudici di secondo grado che, stando al parere dell'ente locale, non avevano fatto altro che recepire acriticamente i precedenti giurisprudenziali fissati dalla Cassazione, senza procedere ad un'analisi dettagliata del caso concreto.
Anche su questa eccezione i giudici hanno concluso che non sussiste il dedotto difetto di motivazione, ribadendo, in sostanza, che il giudice del merito, mentre è libero di attingere il proprio convincimento utilizzando gli elementi probatori che ritiene rilevanti per la sua decisione, non è obbligato a prendere in esame e a disattendere analiticamente tutte le risultanze processuali prospettate dalle parti. È sufficiente che abbia indicato gli elementi posti a fondamento della statuizione adottata (nel caso affrontato, la Ctr aveva espressamente additato l'illegittimità dell'atto impositivo per incompetenza dell'organo adottante la tariffa), così che siano confutati per implicito quelli non accolti o non menzionati e risulti logicamente giustificato il valore preminente accordato agli elementi da lui utilizzati.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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