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NOVITÀ NORMATIVE

MANOVRA 2010: SFORBICIATA AI COMPENSI SUGLI INCARICHI

Dal 1° gennaio 2011 tutte le pubbliche amministrazioni individuate dall'Istat dovranno ridurre del 10% i compensi ai componenti di organi di indirizzo, direzione e controllo, cda e organi collegiali, e ai titolari di incarichi di qualsiasi tipo. La norma (articolo 6, comma 3 della legge 122/2010) dispone l'adeguamento automatico di queste voci di spesa rispetto ai valori risultanti alla data del 30 aprile 2010, e ne blocca gli importi massimi sino a tutto il 2013.
Il precetto sembra dunque estendersi, privilegiando il criterio di cassa su quello di competenza, a qualunque forma di erogazione che decorra dall'anno prossimo. Fermo restando quanto disposto dalla Finanziaria 2006 in merito a un'analoga riduzione di somme per indennità, compensi, gettoni, retribuzioni e utilità diverse, con la manovra estiva si estende il perimetro applicativo della norma, comprendendo nella fattispecie anche i titolari di incarichi di qualsiasi tipo.
L'individuazione degli importi da tagliare non si presenta agevole. Se, da un lato, può intendersi compreso nella norma il compenso spettante al collegio dei revisori dei conti, al nucleo di valutazione, al difensore civico (laddove esistente), all'addetto stampa o a un collaboratore coordinato e continuativo, dall'altro appare difficile riferire alla data del 30 aprile 2010 importi per incarichi di lavoro autonomo non frazionabili in ragione di tempo in quanto determinati in funzione di un risultato atteso. È il caso, ad esempio, degli incarichi per studio, ricerca e consulenza, di quelli di progettazione di lavori pubblici, degli incarichi urbanistici o di studio del territorio, degli incarichi legali e così via. Va detto che su molti di questi incarichi pesa però la tagliola dell'80% disposta con la stessa manovra estiva.
La riduzione del 10% dovrebbe poi essere operata nel rispetto di eventuali minimi edittali previsti dai singoli ordinamenti professionali, e delle disposizioni recate dal terzo titolo del libro quinto del codice civile. In particolare, nel caso in cui si configurasse l'ipotesi di recesso per giusta causa (articolo 2237 del Codice civile) occorrerebbe analizzarne le conseguenze sul piano sia legale che amministrativo
Poiché il legislatore ha stabilito la decorrenza dal primo gennaio 2011, potrebbe inoltre presumersi non operante l'obbligo di riduzione dei compensi in questione laddove le relative erogazioni (la norma reca la dicitura «indennità, compensi gettoni retribuzioni e altre utilità corrisposti») fossero disposte entro la fine di quest'anno, con evidenti effetti sul piano della trasparenza e dell'obbligo di pari trattamento da parte della Pa.
Per comprendere meglio la portata applicativa della norma, occorre poi stabilire se il legislatore, parlando di somme corrisposte, abbia voluto intendere la fase della liquidazione della spesa (cioè quando si determina la somma certa e liquida da pagare nei limiti dell'ammontare dell'impegno assunto) o quella dell'ordinazione e pagamento (cioè dell'emissione del relativo mandato con cui si dà ordine al tesoriere di pagare).
Altra questione potrebbe poi essere posta in merito alle indennità o utilità comunque denominate, i cui atti amministrativi si fossero perfezionati (o si perfezionassero) dopo il 30 aprile 2010; in questo caso, venendo a mancare il riferimento temporale, potrebbe solo presumersi vincolante il principio generale di riduzione della spesa pubblica.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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