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NOVITÀ NORMATIVE

LA RIFORMA DEL PUBBLICO IMPIEGO BLOCCA I RINNOVI DELLE RAPPRESENTANZE SINDACALI

Lui ha scritto la riforma dei comparti del pubblico impiego e lui dovrà correggerla. È nelle mani di Renato Brunetta la soluzione per superare il caos provocato dalla drastica riduzione (da 12 a 4) delle aree della contrattazione pubblica che sta mettendo in stallo il rinnovo delle rappresentanze sindacali in scadenza a novembre.
A chiedere l'intervento del ministro per uscire dall'impasse e scongiurare i rischi di un possibile congelamento dei rinnovi contrattuali, è Gianni Baratta, segretario confederale della Cisl e responsabile del pubblico impiego. Oggi l'Aran, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale della p.a., incontrerà i sindacati per cercare di trovare la quadratura del cerchio.
Impresa che difficilmente potrà andare in porto se il ministro non deciderà di modificare la nuova articolazione dei comparti pubblici. A lasciare aperta la strada per un intervento correttivo è infatti proprio il dlgs 150/2009. Che espressamente dà al ministro la facoltà di modificare il testo entro 24 mesi. Come? Un'opzione potrebbe essere quella di mantenere la suddivisione in 4 comparti, istituendo al di sotto di essi tanti settori quanti sono attualmente i contratti collettivi nazionali. In questo modo, secondo la Cisl, si supererebbero le difficoltà legate al fatto che alcune sigle sindacali, ora rappresentative, potrebbero non esserlo più nel nuovo assetto composto da quattro macroaree di contrattazione.
Che dovrebbero essere così suddivise: due comparti per le amministrazioni centrali dello stato (da un lato enti pubblici non economici, agenzie fiscali, enti pubblici di ricerca e dall'altro scuola e università) e due per le amministrazioni periferiche (regioni e sanità da un lato e comuni e province dall'altro). «Il problema», sottolinea Baratta, «è che abbiamo due leggi che in questo momento regolano sia la vicenda dei comparti di contrattazione sia quella delle Rsu del pubblico impiego: il dlgs 165/2001 e il dlgs 150/2009». Due testi, secondo la Cisl non coordinati tra loro. Di qui la necessità di una correzione in corso d'opera per risolvere entrambi i problemi, in modo da evitare che le elezioni per il rinnovo delle Rsu si svolgano sulla base dei vecchi comparti. Se per la Cisl rappresentanze sindacali e aree di contrattazione sono questioni strettamente legate, la Cgil la pensa in modo diametralmente opposto. E punta invece a risolvere in primo luogo il problema del rinnovo delle Rsu.
«Se, come la legge consente di fare, si trasformassero gli attuali 12 comparti in 12 settori di contrattazione facenti capo ai 4 mega-comparti previsti dalla riforma Brunetta, l'attuale fase di stallo si potrebbe facilmente superare», prosegue Baratta. «Anzi, il quadro della contrattazione potrebbe essere ulteriormente semplificato e da quattro i comparti potrebbero diventare solo due: uno per le amministrazioni centrali dello stato e uno per quelle locali».
Ma quante possibilità ci sono al momento per un intervento correttivo del ministro della funzione pubblica? Baratta è ottimista: «Brunetta non ha mai posto problemi particolari su questi aspetti, la sensazione è che da parte del ministro non ci sia alcuna posizione ideologicamente contraria sul punto».
FONTE: ITALIA OGGI

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