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TARSU DOVUTA ANCHE SENZA PRODUZIONE DI RIFIUTO

La Tarsu è dovuta dal cittadino anche se questo non si avvale del servizio comunale di smaltimento di rifiuti: il presupposto del tributo è la mera occupazione, detenzione o disponibilità di locali ed aree scoperte nel territorio comunale.

A chiarirlo, la Corte di Cassazione con sentenza n. 17381 del 23 luglio 2010 .
Nella specie, un istituto di credito riteneva di non dover pagare la Tarsu poiché provvedeva in proprio allo smaltimento dei rifiuti tramite società autorizzata e non si avvaleva del servizio comunale. La controversia tra la banca ed il Comune innanzi la Commissione tributaria regionale si è conclusa in senso favorevole per il privato poiché i giudici tributari hanno riconosciuto la Tarsu come corrispettivo del costo di un servizio e ad esso sinallagmaticamente collegata. Il Comune soccombente ha impugnato in Cassazione la pronuncia e gli Ermellini, nella sentenza citata, hanno ribadito, in conformità dei propri precedenti, la natura tributaria della Tarsu. La tassa - ora peraltro tariffa di igiene ambientale -grava sul cittadino a prescindere dall'uso del servizio di smaltimento di rifiuti, poiché è applicabile per il semplice fatto di occupare, detenere o disporre di aree scoperte o locali siti nel territorio comunale. Le deroghe alla tassazione indicate nell'art. 62, co. 2, D.Lgs. n. 507/1993, e le relative riduzioni stabilite dal successivo art. 66, non operano in via automatica, dovendo i presupposti essere dedotti di volta in volta nella denuncia originaria o in quella di variazione.
FONTE: ITALIA OGGI

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