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NOVITÀ NORMATIVE

I PRIMI PASSI PER ARRIVARE AL FEDERALISMO FISCALE

L'autonomia fiscale delle regioni non penalizzerà i lavoratori dipendenti e i pensionati. E anche le famiglie numerose per le quali i possibili aumenti delle addizionali Irpef potranno essere neutralizzati da detrazioni che costituiranno “una sorta di quoziente familiare”.
Il federalismo fiscale partirà con una fase di sperimentazione che durerà fino al 2014 e sarà gestita attraverso meccanismi perequativi di compensazione e compartecipazione al gettito. Poi, ultimata tale fase, il federalismo fiscale andrà a regime con la convergenza verso i c.d. costi standard e l'attivazione del fondo perequativo alimentato dal gettito prodotto dalla compartecipazione delle regioni al gettito dell'imposta sul valore aggiunto. Restano fuori da questo primo pacchetto di misure le disposizioni relative al fisco federale su base comunale fra le quali, la famigerata cedolare secca sulle locazioni abitative per la quale è previsto il debutto già dal prossimo 1° gennaio 2011.
Sono questi, in estrema sintesi, i principali contenuti dello schema di decreto legislativo (messo a punto dai ministri Giulio Tremonti e Roberto Calderoli) approvato ieri dal Consiglio dei ministri e dedicato all'autonomia di entrate delle regioni a statuto ordinario e delle province nonché alla determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario.
Il federalismo fiscale delle regioni autonome e delle loro provincie si baserà su un sistema a doppio binario nel quale gli enti locali avranno la possibilità di beneficiare di una quota di compartecipazione su alcuni tributi di competenza statale e sulla possibilità di istituire e riscuotere veri e propri tributi di loro esclusiva competenza. Il sistema, come si diceva in apertura, prevede una necessaria fase di rodaggio che attraverso vari step temporali condurrà poi alla fase a regime prevista con decorrenza 1° gennaio 2014.
Durante la fase sperimentale le regioni autonome e le provincie godranno di alcuni spazi di manovra potendo anche agire, con proprie disposizioni normative, sulle aliquote di alcune imposte a compartecipazione statale (es. le addizionali irpef). Dal 2014 la leva tributaria a disposizione delle regioni e delle provincie sarà ancora più forte e consentirà a questi enti di gestire i tributi di loro competenza con più ampi margini di manovra. Vediamo in estrema sintesi le principali misure fiscali contenute nello schema di decreto legislativo approvato ieri.
Fiscalità regionale.
Le regioni a statuto ordinario potranno contare sul gettito in compartecipazione dell'addizionale regionale irpef e dell'imposta sul valore aggiunto. Per quanto riguarda l'addizionale irpef durante la fase di avvio del federalismo fiscale la misura della stessa potrà essere rideterminata attraverso un apposito Dpcm in modo tale da assicurare alle regioni a statuto ordinario le entrate corrispondenti ai trasferimenti statali che durante tale fase verranno contemporaneamente soppressi. Si tratta di un meccanismo di compensazione che verrà gestito attraverso una concertazione a livello centrale che vedrà protagonisti il ministro dell'economia e delle finanze, il ministro per le riforme ed il federalismo e la Conferenza stato-regioni.
Le regioni, durante la fase di avvio del federalismo potranno anche variare, con propria legge, l'aliquota dell'addizionale regionale irpef. Lo schema di decreto prevede però limiti quantitativi ad eventuali maggiorazioni delle addizionali regionali all'irpef che non potranno superare lo 0,5 per cento nei primi due anni, l'1,1% nel 2014 e il 2,1% a decorrere dall'anno 2015. Sempre in materia di addizionali regionali sarà possibile introdurre aliquote differenziate in relazione agli scaglioni di reddito corrispondenti a quelli stabiliti dalla legge statale nonché disciplinare particolari detrazioni in favore dei nuclei familiari o ulteriori e nuove forme di detrazioni dall'imposta per determinate categorie di contribuenti.
Per quanto attiene alla compartecipazione delle regioni a statuto ordinario al gettito dell'Iva lo stesso verrà assicurato durante la fase sperimentale sulla base della normativa vigente. Dall'anno 2013 invece tale compartecipazione verrà commisurata sulla base del principio di territorialità, ossia in ragione del luogo di consumo del valore aggiunto. Tale principio, tradotto ai minimi termini, farà sì che la quota di compartecipazione iva venga assicurata sulla base dei volumi di consumi realizzati in ogni regione.
Per quanto attiene invece all'Irap le regioni a statuto ordinario, a decorrere dal 2014, potranno ridurre, fino ad azzerarle, le aliquote dell'imposta regionale. La riduzione non potrà però avvenire qualora la regione avesse deliberato una maggiorazione superiore allo 0,5 per cento dell'addizionale Irpef.
Lo schema di decreto legislativo prevede inoltre la soppressione di una serie di tasse ed imposte regionali. Fra queste la tassa per l'abilitazione all'esercizio professionale e le tasse sulle concessioni regionali.
Fiscalità provinciale.
Già dal 1° gennaio 2012 le provincie italiane ubicate nelle regioni a statuto ordinario potranno fare affidamento sul gettito dell'imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile dei veicoli a motore (ciclomotori esclusi) alla quale lo schema di decreto attribuisce la qualifica di tributo proprio dell'ente.
Dalla stessa data le province acquisiranno una quota di compartecipazione al gettito dell'accisa sulla benzina mentre allo stesso tempo saranno soppressi i trasferimenti di tributi statali aventi caratteri di generalità e permanenza.
Infine dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo spetteranno alle province gli altri tributi ad esse riconosciute dalla legislazione vigente che acquisiranno carattere di tributi propri derivati.
FONTE: ITALIA OGGI

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