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civica

NOVITÀ NORMATIVE

CONSIGLI TRIBUTARI: EMERGONO DUBBI

Il Decreto legge 78/2010 convertito nella legge 122/2010 introduce non poche novità nel panorama delle norme che investono gli enti locali, piccoli o grandi. Tra queste novità una è passata sinora sotto silenzio sia per la portata limitata e, almeno per ora, poco impattante, sia per la mancanza di previsione di azioni sostitutive in caso di inadempienza da parte dei Comuni.
Si tratta del Consiglio Tributario, organismo rivisitato nei suoi compiti dall'articolo 18 del Decreto legge 78 e che, richiamato in vita dall'articolo 44 del Dpr 600/1973, aveva fatto capolino nel nostro ordinamento giuridico addirittura con il decreto legislativo luogotenenziale 77 dell'8 marzo 1945.
Tale organismo, dovrebbe rendere concreta la possibilità per i Comuni di reperire parte dei fondi decurtati con la manovra finanziaria mediante una compartecipazione del 33% sulle somme recuperate dal sommerso, compartecipazione peraltro già prevista nella misura del 30% dal decreto legge 203 del 2005 ma che non ha ancora prodotto effetti pratici.
Il decreto introduce poi una diversificazione significativa tra Comuni medio-grandi, quelli sopra i 5mila abitanti, e quelli al di sotto ditale soglia. Così, mentre i primi possono decidere e regolamentare autonomamente la costituzione e il funzionamento del Consiglio Tributario, gli altri sono obbligati a riunirsi in consorzio.
E qui scoppia la prima contraddizione: ma come può una legge più che nuova prevedere un organismo abolito da una legge precedente ma vecchia di sol pochi mesi? È questa una evidente anomalia che ci si augura venga al più presto eliminata dal governo o dal parla: mento con un nuovo provvedimento di legge. La norma recita poi che il consorzio va costituito senza costi aggiuntivi. Ma se ciò può essere vero per la mancata previsione del "gettone" ai suoi componenti, salvo il consistente rimborso delle giornate di lavoro dei consiglieri che ne dovessero far parte,none altrettanto vero per la gestione dell'organismo.
La necessaria struttura burocratica non produce costi, a cominciare dal dirigente? Le spese di ufficio e di affitto non vanno affrontate ? E inoltre, chi ha i compito di promuoverne la costituzione chiamando a raccolta i piccoli comuni? Chi deve individuare gli ambiti territoriali ottimali nei quali costituire il consorzio? Tutto ciò non è stato previsto dal legislatore e metterà i piccoli Comuni nell'impossibilità di adeguarsi alla legge, magari subendo poi decurtazioni di trasferimenti statali o minori entrate. A questo punto si rende evidente un nuovo intervento legislativo che indichi sia l'ente di livello superiore (statale o regionale) deputato a gestire questa fase iniziale sia nuove formule associative meno costose ma ugualmente efficaci da attivare quali le convenzioni ex articolo 30 del D.Lgs. 267 del 2000.
Ai vertici nazionali dell'associazionismo degli enti locali (Anci, Uncem, Legautonomie e, ovviamente, Anpci), alla presidenza della commissione unificata Stato-Enti locali, il compito di affrontare il problema segnalando a chi di competenza la necessità di un urgente provvedimento legislativo che elimini tali incongruenze nell'ottica dell'eliminazione dei costi.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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