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NOVITÀ NORMATIVE

PATTO RIFORMATO, MA NON SUBITO.

La buona notizia è che la riforma del patto di stabilità si farà. La cattiva è che ci vorrà ancora tempo. Gli enti locali dovranno attendere metà novembre, quando il governo presenterà il decreto legge da 7 miliardi di euro con gli interventi a favore dello sviluppo economico, per festeggiare il tanto atteso ammorbidimento delle regole contabili per il 2011.
La decisione del governo di blindare il disegno di legge di stabilità all'esame della commissione bilancio della camera ha chiuso la porta a ogni tentativo di riforma immediata, nonostante la messe di emendamenti depositati dai deputati vicini ad Anci e Upi, volti a cambiare i meccanismi contabili per il 2011 (saldo finanziario in termini di competenza mista pari a zero e saldo obiettivo determinato applicando alla spesa corrente 2006-2008 una percentuale tale da sterilizzare il taglio ai trasferimenti) e a sbloccare una fetta di residui più consistente rispetto allo 0,75% attuale.
La certezza dello slittamento della riforma è arrivata quando il relatore, Marco Milanese, ha espresso parere contrario a tutti gli emendamenti alla legge di stabilità. E lo stesso ha fatto il governo. Il viceministro all'economia Giuseppe Vegas ha dato l'ok solo a un emendamento dell'Italia dei valori (a firma Antonio Borghesi) che stanzia 1,3 milioni di euro al fondo di ammortamento per i titoli di stato.
Assieme alle modifiche del patto di stabilità, nel decreto sviluppo troveranno spazio anche le ulteriori risorse da destinare alla riforma dell'università e la copertura per altri interventi che verranno definiti «in un tavolo separato e non ora», come ha spiegato lo stesso Vegas. Nel decreto dovranno poi essere affrontate tante altre questioni che interessano da vicino gli enti locali: dalla possibilità di utilizzare anche nel triennio 2011-2013 gli oneri di urbanizzazione per finanziare la spesa corrente allo sblocco dei residui, dall'inasprimento dei limiti di indebitamento, alla rimodulazione del taglio ai trasferimenti (un po' meno nel 2011 e un po' di più nel 2012).
E proprio in tema di trasferimenti è ormai definitivamente tramontata la possibilità di un accordo tra Anci, Upi e governo sui criteri di virtuosità (rispetto del patto, autonomia finanziaria e minore incidenza percentuale della spesa per il personale rispetto alla spesa corrente complessiva) che avrebbero potuto rimodulare almeno in parte (25%) i tagli della manovra. L'accordo in Conferenza stato-città doveva essere raggiunto entro il termine del 30 ottobre. E così non è stato. A questo punto la decisione sui criteri da applicare ai tagli ai trasferimenti erariali 2011-2013 sarà presa unicamente dal ministro dell'interno, con il supporto dei propri uffici della finanza locale. Il decreto del Viminale sarà emanato entro il 30 novembre, ripartendo la riduzione dei trasferimenti secondo un unico criterio proporzionale.
Intanto, già oggi ci sarà un confronto tra i tecnici del Ministero dell'Interno e il ministro Roberto Calderoli per studiare le possibili soluzioni da proporre nei tavoli che verranno aperti col Mef e gli Affari regionali.
FONTE: ITALIA OGGI

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