PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

RIMBORSI IVA SULLA TIA BLOCCATI DALLA CIRCOLARE 3/DF DEL MEF

L'Iva sulla tariffa rifiuti si deve pagare, anche se la Tia concretamente applicata negli enti locali è quella prevista dal decreto Ronchi, e non quella "nuova", disciplinata dal codice dell'Ambiente. A scrivere il nuovo capitolo della saga sull'imposta, che dura ormai da oltre un anno, è il dipartimento delle Finanze con la circolare 3/2010.
A motivare l'applicazione dell'Iva sulla tariffa rifiuti, e di conseguenza lo stop ai rimborsi, nel documento delle Finanze, è la «sostanziale identità» tra la tariffa introdotta dal Dlgs 22/1997 (la Tia 1) e quella riscritta dal Dlgs 152/2006 (la Tia 2), che ancora non viene applicata dai comuni perché attende ancora il regolamento attuativo.
Ad aprire la contesa è stata la Corte costituzionale, che nella sentenza 238/2009 aveva definito la Tia un «tributo», sulla base del fatto che il pagamento non è direttamente correlato alla quantità dei rifiuti prodotti e quindi non può essere interpretato come un corrispettivo del servizio reso. Se la Tia è una tariffa di nome ma un tributo di fatto, non può essere gravata dall'Iva che rappresenterebbe nei fatti una doppia imposizione. Un problema che dovrebbe essere superato con l'applicazione della nuova Tia, caratterizzata da un meccanismo di calcolo più complesso che lega in modo diretto la quantità dei rifiuti prodotti e la tariffa da pagare.
La pronuncia costituzionale ha attivato la macchina dei contenziosi, in cui alcuni contribuenti si sono già visti sancire dal giudice di pace il diritto al rimborso dell'Iva "illegittima" pagata negli ultimi anni. Un indennizzo generalizzato, però, avrebbe conseguenze pesanti sulle casse dello stato (l'Anci ha stimato in 1,5 miliardi il valore complessivo della partita, che coinvolge circa 16 milioni di cittadini sparsi in oltre 1.200 comuni), oltre a determinare un groviglio ingestibile nel caso dei contribuenti commerciali e industriali, che operano in campo Iva e quindi scaricano l'imposta pagata sulla Tia.
Per correre ai ripari, la manovra correttiva (articolo 14, comma 33 del dl 78/2010) ha provato a contraddire la pronuncia costituzionale, stabilendo per legge che la Tia è una «tariffa» e che quindi l'Iva va pagata. 11 problema nasce dal fatto che, nella fretta, il legislatore aveva sbagliato tariffa, e aveva sancito la natura tributaria della Tia2 (quella ancora inattuata) e non della Tia 1 (quella esaminata dai giudici delle leggi). Un ordine del giorno, accolto dal governo, aveva poi chiesto di interpretare la definizione offerta dalla legge come "estesa" anche alla Tia 1.
Le Finanze provano a risolvere la questione, sostenendo che le due forme di Tia siano in pratica la stessa cosa. Questa "identità sostanziale" si basa sul fatto che la nuova tariffa potrebbe in teoria essere adottata anche utilizzando i regolamenti locali che disciplinavano la vecchia. Questa scelta non è stata seguita dai comuni, che continuano a dividersi fra regime Tarsu e regime Tia 1, ma la possibilità offerta dalla legge (si tratta dell'articolo 5, comma 2-quater, del Dl 208/2008) mostra, secondo la circolare, che «i due prelievi presentano analoghe caratteristiche», e «sono regolati dalle stesse fonti normative».
In un quadro come questo, «non appare razionale attribuire alla Tia 1 una natura giuridica diversa da quella della Tia 2», tanto più che, come dimostra anche l'ordine del giorno accolto dal governo, «la volontà del legislatore è stata anche quella di dare nuova veste alla Tia 1». Conclusione: «Se la Tia 2 ha natura di corrispettivo, ed in quanto tale è assoggettabile all'Iva, non può affermarsi diversamente per la Tia 1».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

SCADENZIARIO

<novembre 2018>
lunmarmergiovensabdom
2930311234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293012
3456789
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio