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NOVITÀ NORMATIVE

SOGLIA DELL'8% SULL'INDEBITAMENTO CREA DUBBI DI CALCOLO

La stretta sul limite all'indebitamento di comuni (compresi quelli con meno di 5mila abitanti) e province – in arrivo con la manovra 2011 - accende i riflettori su un parametro fino a oggi trascurato. Per il prossimo triennio, arriva lo stop all'aumento del debito negli enti in cui l'ammontare degli interessi - relativi a mutui, prestiti obbligazionari, aperture di credito e fideiussioni, al netto dei contributi ricevuti in conto interessi – sulle entrate correnti del penultimo anno precedente, supera il tetto del l'8% (oggi è del 15%).
Dal 1° gennaio 2011 saranno molti i comuni che vedranno il semaforo rosso acceso. Nelle pronunce delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti si trovano già gli ammonimenti per il superamento della soglia del 10 per cento. Mettere mano all'indicatore vuol dire alzare la tensione su alcuni punti interrogativi che stanno emergendo sulle modalità di calcolo della voce interessi.
Il primo interrogativo è sulle operazioni di leasing finanziario: vanno incluse nel calcolo della capacità di indebitamento?
Nella prassi la scelta fra il metodo di contabilizzazione patrimoniale e finanziario dipende dal l'effettivo e integrale trasferimento al privato dei rischi connessi all'operazione. Secondo le regole Eurostat è possibile contabilizzare l'opera con il metodo patrimoniale se il soggetto privato assume il rischio di costruzione e almeno uno dei due rischi: di disponibilità o di domanda (circolare Presidenza consiglio dei ministri del 27 marzo 2009). In questa ipotesi, i canoni (capitale più interessi) sono imputati alla parte corrente del bilancio all'intervento 04 (utilizzo di beni di terzi) e l'investimento entrerà a far parte nel conto patrimoniale solo al momento del riscatto.
Quando, invece, i rischi restano a carico dell'ente, l'opera va iscritta nello stato patrimoniale al momento della consegna, la quota capitale è contabilizzata al titolo III del bilancio, mentre gli interessi entrano a far parte della spesa corrente e, in questo caso, debbono essere inclusi nel calcolo della capacità di indebitamento.
Il secondo dubbio emerge con riferimento alle lettere di patronage, che le banche chiedono sempre più spesso agli enti in relazione a finanziamenti da concedere alle partecipate. Si distinguono in deboli e forti.
Le prime hanno un contenuto meramente informativo, sull'esistenza di un rapporto di controllo fra ente e società e sulla consapevolezza dell'operazione di finanziamento. Nelle patronage forti, invece, l'ente assume veri e propri impegni, quale ad esempio quello di salvaguardia della solvibilità della società controllata o del mantenimento della propria partecipazione nella medesima. Nel caso di patronage debole non dovrebbero esserci conseguenze ai fini dell'indebitamento; viceversa, nell'ipotesi di patronage forte, che espone l'ente garante al rischio di escussione in caso di insolvenza della società debitrice, gli interessi dovrebbero entrare a far parte della capacità di indebitamento, alla stregua di quelli delle garanzie fideiussorie.
Peraltro si ricorda che gli interessi garantiti non possono impegnare più di un quinto del limite della capacità di indebitamento.
Temi su cui manca una posizione univoca ed è necessario un pronunciamento, per evitare i rischi che le verifiche successive costringano ad effettuare delle rettifiche.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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