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NOVITÀ NORMATIVE

DL 78/2010: COSTI DELLA PUBBLICITA' RIDOTTI

Le spese per pubblicità, da tagliare dell'80% rispetto a quelle sostenute nel 2009, sono esclusivamente quelle riferite alla tipologia di comunicazione istituzionale prevista dalla legge 150/2009. Non sono da ricomprendere le spese per pubblicità obbligatoriamente previste dalla legge.
L'articolo 6, comma 8, del dl 78/2010, convertito in legge 122/2010 obbliga a tagliare dell'80 per cento rispetto al 2009 le spese, tra l'altro, di pubblicità. Gli enti debbono, dunque, individuare nelle pieghe del bilancio le voci corrispondenti alla tipologia di spesa, che però il legislatore ha indicato in modo del tutto generico.
Occorre, dunque, uno sforzo interpretativo per comprendere dove la scure imposta dalla manovra estiva possa cadere, senza determinare effetti probabilmente non voluti e, comunque, negativi sulla gestione.
Per quanto la norma espressamente non disponga in modo chiaro in tal senso, sembra assolutamente chiara l'impossibilità di estendere il taglio a spese di pubblicità connesse ad adempimenti obbligatori per legge. Gli esempi possono essere molteplici, ma ci si limita a pensare alle pubblicazioni sulla Gazzetta Ufficiale dei bandi ed esiti di gara, oppure ai decreti di esproprio, o ancora alle pubblicazioni obbligatorie dei bilanci per gli enti sopra una certa dimensione. Trattandosi di adempimenti obbligatori, tali da inficiare la stessa legittimità dell'azione amministrativa, essi non possono ovviamente essere soggetti a limiti di spesa. Semmai, risulta ancora più stucchevole l'abolizione dell'articolo 24 della legge 340/2000, che aveva previsto la soppressione dell'obbligo di pubblicare i bandi sulla gazzetta ufficiale, operata dall'articolo 256 del dlgs 163/2006; infatti, si è scelto di rinunciare ad una sicura modalità per far risparmiare ingenti somme alle amministrazioni pubbliche.
Occorre, allora, concludere che le spese di pubblicità da ridurre siano esclusivamente quelle connesse alla promozione dell'immagine delle amministrazioni pubbliche, dunque proprio quelle di cui si occupa la legge 150/2000.
Per comprendere dove indirizzare il taglio dell'80% è utile riferirsi agli strumenti di pubblicità e, comunque, di comunicazione indicati dall'articolo 2 della legge 150/2009. Si tratta di spese connesse a pubblicità, distribuzioni o vendite promozionali, affissioni, organizzazione di manifestazioni e partecipazione a rassegne specialistiche, fiere e congressi.
Sotto questa prospettiva, risulta chiaro che la «pubblicità» e le «affissioni» di cui si occupa il citato articolo 2 sono quelle connesse ai medesimi fini della partecipazione a fiere o all'organizzazione di manifestazioni: cioè, la divulgazione di messaggi pubblicitari, tendente a far conoscere ai cittadini l'azione dell'ente. Si tratta, in sostanza, degli obiettivi propri della comunicazione istituzionale, descritti dall'articolo 1 della stessa legge 150/2000 e cioè illustrare e favorire la conoscenza delle disposizioni normative al fine di facilitarne l'applicazione; illustrare le attività delle istituzioni e il loro funzionamento; favorire l'accesso ai servizi pubblici, promuovendone la conoscenza; promuovere conoscenze allargate e approfondite su temi di rilevante interesse pubblico e sociale; promuovere l'immagine delle amministrazioni.
FONTE: ITALIA OGGI

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