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NOVITÀ NORMATIVE

L'AFFIDAMENTO IMPROPRIO DEI SERVIZI CESSA A FINE ANNO

Le gestioni dei servizi pubblici locali affidati impropriamente cessano il 31 dicembre 2010 e le amministrazioni locali devono sottoporre a verifica le gestioni esistenti. Il comma 8 dell'articolo 23-bis del Dl 112/2008 individua quattro fattispecie di concretizzazione degli affidamenti di servizi di rilevanza economica secondo il quadro previgente alla riforma, prevedendo per ciascuna una diversa deadline e stabilendo che l'attribuzione con modalità diverse da quelle indicate comporti la cessazione della gestione a fine 2010.
Le situazioni nelle quali l'affidamento non può andare oltre sono desumibili in via residuale rispetto a quelle statuite dal comma 8 con scadenze più avanzate nel tempo, sulla base di un'analisi che deve essere svolta caso per caso, con riguardo alle fattispecie concrete. Gli affidamenti in house effettuati nel rispetto dei principi comunitari (sussistenza del controllo analogo e maggior parte dell'attività a favore dell'affidante) prima dell'entrata in vigore dell'articolo 23-bis sono destinati a cessare entro il 31 dicembre 2011 o alla scadenza naturale, qualora l'amministrazione ceda almeno il 40% delle quote o azioni a un socio privato operativo, individuato con gara.
La scure del 31 dicembre 2010 cade quindi sugli affidamenti diretti conferiti in mancanza di uno dei presupposti richiesti (ad esempio quando l'amministrazione detenga una partecipazione nella società affidataria, ma non abbia poteri per intervenire nei processi decisionali essenziali) o assegnati a società con le quali l'ente locale non abbia alcun rapporto (ad esempio quando non abbia alcuna partecipazione).
Per le società miste, se la scelta del socio privato è avvenuta prima del 23-bis con gara e ha comportato l'attribuzione di specifici compiti operativi, la gestione prosegue sino alla sua scadenza naturale, mentre se l'organismo societario è stato costituito con la sola individuazione del socio con procedura a evidenza pubblica (ma senza attribuzione dei compiti), l'affidamento deve cessare al 31 dicembre 2011.
La cessazione delle gestioni esistenti entro la fine del 2010 riguarda allora i casi nei quali il socio privato non sia stato scelto con gara o alla società mista siano stati affidati servizi direttamente, in fasi successive alla sua costituzione.
Rientrano nei moduli di affidamento impropri anche gli affidamenti a società che, all'inizio pubbliche, hanno ceduto quote a privati (anche con gara) e questi hanno poi ceduto quote (senza gara) ad altri privati. Per le società quotate in borsa il quadro è più complesso, in quanto i servizi assentiti (con affidamenti approvati dall'amministrazione affidante) al 1° ottobre 2003 possono proseguire sino alla scadenza naturale, a condizione che la partecipazione pubblica nelle società affidanti scenda al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il 2015: se non si verificano tali condizioni, le gestioni cessano alle due scadenze.
In base a tale fattispecie la cessazione al 31 dicembre 2010 sembra riguardare i servizi affidati direttamente alle società quotate dopo il 1° ottobre 2003, perché elusivi delle regole di massima concorrenza da quella data introdotte nell'allora vigente articolo 113 del Dlgs 267/2000. La cessazione delle gestioni risultanti da affidamenti non conformi alle fattispecie indicate nei primi quattro punti del comma 8 dell'articolo 23-bis è automatica e non deve essere formalizzata dall'amministrazione a suo tempo conferente.
Per evitare contestazioni sulle gestioni con presupposti dubbi, tali da far ipotizzare la scadenza del 31 dicembre 2010, gli enti locali sono chiamati a produrre entro quella data un atto che confermi o precisi le condizioni alle quali intervenne a suo tempo l'affidamento, evidenziando la loro compatibilità con le fattispecie indicate nella normativa sui servizi pubblici locali di rilevanza economica. Per i servizi privi di tale caratteristica gli affidamenti in essere sono destinati a perdurare sino alla scadenza naturale.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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