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NOVITÀ NORMATIVE

PER I SINDACI STRETTA SU SPESE CORRENTI E DEBITI.

Un po' più spazi di manovra per comuni e province con i conti in ordine, richieste più alte per chi spende di più, uno sconto da 480 milioni ancora da distribuire e nessuna deroga per liberare i pagamenti nei confronti delle imprese.
Per gli enti locali l'approvazione definitiva della legge di stabilità chiude solo il primo tempo della partita. Oltre all'attesa sul «milleproroghe», resta il congelamento delle aliquote locali, che i sindaci chiedono a gran voce di sbloccare, e rimane da risolvere il rebus delle regole sul personale che rischiano di bloccare i comuni più piccoli.
La legge varata ieri al Senato riscrive da cima a fondo il patto di stabilità, ma non risolve tutti i problemi. Le richieste a sindaci e presidenti di provincia si sdoppiano. La prima, uguale per tutti, impone di raggiungere il «saldo zero», e quindi lascia una relativa flessibilità agli enti che possono contare su un avanzo in bilancio; la seconda è tagliata su misura per i singoli enti, ed è proporzionale alla spesa corrente registrata fra 2006 e 2008.
Chi più spende, insomma, più stringe, con una regola che nasce per essere «meritocratica» ma finisce per premiare anche chi ha esternalizzato molto, e di conseguenza registra meno spese nel proprio bilancio. Per evitare cambi di rotta troppo drastici, poi, il patto 2011 chiede confrontare i risultati dei nuovi parametri con quelli previsti dalla manovra 2008, e di sterilizzare il 50% della differenza. Risultato: secondo le prime stime, rispetto all'anno scorso le notizie peggiori arrivano per Venezia, Siena e Modena, mentre Torino e Milano (quest'ultima grazie a uno sconto da quantificare, si parla di almeno 80 milioni, per l'Expo) ricevono obiettivi un po' più leggeri. Brescia spunta il rinnovo dell'esclusione dal patto delle entrate straordinarie, che si applica tra gli altri anche a Reggio Emilia e Parma. Un capitolo a sé per Roma: la Capitale ha tempo fino al 31 gennaio per concordare con l'Economia il patto di stabilità a misura di Campidoglio, può ritoccare l'Ici, introdurre la tassa di soggiorno e utilizzare gli oneri da urbanizzazione per la spesa corrente.
Le nuove regole colpiscono anche le uscite correnti di chi si indebita: mutui vietati, dal 2011, nei comuni e nelle province in cui la spesa per gli interessi sale oltre l'8% delle entrate da tariffe, tributi e trasferimenti (prima l'asticella era al 15%).
Sul personale, l'unica mini-deroga ai vincoli al turn over scritti nella manovra correttiva riguarda la Polizia municipale. Rimane da risolvere, però, il nodo dei quasi 6mila piccoli comuni, che hanno pochi dipendenti in organico e difficilmente possono aspettare cinque pensionamenti per assumere una persona. Niente contratti, invece, per chi non rispetta il patto e per chi dedica al personale più del 40% delle spese correnti.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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