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NOVITÀ NORMATIVE

ALL'ASSALTO DEL MILLEPROROGHE.

Il governo accelera e già per la prossima settimana potrebbe, fiducia a parte, definire il pacchetto di misure da imbarcare nel Dl milleproroghe. Un lavoro che si presenta arduo. A palazzo Chigi, infatti, sarebbero pervenute almeno 200 differenti "desiderata", o meglio norme che secondo le amministrazioni avrebbero bisogno di essere differite al prossimo anno.
Eppure le direttive impartite la scorsa settimana dalla presidenza ai ministeri erano state chiare. Due i criteri da rispettare: uno temporale, ovvero si possono differire solo termini in scadenza entro il prossimo mese di febbraio; uno finanziario, ovvero le norme da inserire nel milleproproghe devono rispettare il vincolo dell'invarianza di spesa.
Ma almeno due dei "desiderata" cozzano con il vincolo di finanza pubblica: i 300 milioni da reperire per rifinanziare il 5 per mille e su cui il governo si è impegnato in Parlamento, nonché la deroga al blocco delle assunzioni nel pubblico impiego previste dalla manovra triennale dell'estate scorsa.
Tra le ipotesi che nelle prossime ore saranno oggetto di valutazione della presidenza e soprattutto dell'Economia ci sono proroghe ritenute necessarie: tra queste, il termine di approvazione degli studi di settore o per il rinvio dell'abolizione degli ambiti territoriali per la gestione dell'acqua e dei rifiuti. O ancora quella della proroga del termine per l'esercizio della professione medica negli studi professionali. Ci sono poi le richieste formulate dai comuni e quelle delle regioni, su cui però ritornano in scena i vincoli imposti dai conti pubblici.
La tenuta della finanza pubblica sarà questa mattina al centro dell'audizione alla Camera del commissario europeo agli Affari economici Olli Rehn. Il focus è sulla riforma della governance europea che sarà discussa il prossimo 16 e 17 dicembre a Bruxelles nel vertice dei capi di Stato e di governo. All'incontro seguirà una conferenza stampa congiunta con i ministro dell'Economia Giulio Tremonti. È stato lo stesso Tremonti, martedì scorso al termine dell'Ecofin, a rinviare all'audizione di oggi per acquisire tutti gli elementi utili in merito all'eventualità che nel prossimo anno occorra varare una correzione aggiuntiva di 7 miliardi. A tanto infatti ammonta lo scarto tra la previsione di deficit per il 2011 del governo (3,9% del Pil) e quella della commissione (4,3%). Differenza puramente aritmetica che potrebbe non preludere di per sè a una manovra-bis, soprattutto se la crescita (che resta la variabile principale) dovesse virare verso un livello più incoraggiante rispetto all'1,3% previsto dal governo e al più pessimistico 1,1% stimato da Bruxelles. Alla domanda se le nuove stime autunnali della commissione comportino un mutamento nella strategia di politica economica del governo, Tremonti ha risposto con un «non so, vedremo», rinviando appunto alle comunicazione di Rehn.
Sul fronte del debito, in attesa delle decisioni del prossimo vertice dei capi di stato e di governo, la posizione italiana resta quella esposta dallo stesso ministro dell'Economia: la valutazione si baserà non solo sul debito pubblico ma sugli altri «fattori rilevanti», tra cui il livello complessivo dell'indebitamento privato, la sostenibilità del sistema previdenziale, la struttura e composizione stessa del debito.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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