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NOVITÀ NORMATIVE

PARTECIPATE-PATTO DI STABILITA' E CONCESSIONE DI CREDITI

Il finanziamento di una società partecipata iscritto alla voce «concessione di crediti» non va detratto dalle spese ai fini del saldo del patto di stabilità. La sezione di controllo per il Veneto (deliberazione 228/2010) fa passi avanti sulla materia dei prestiti alle partecipate. L'erogazione di un prestito a una partecipata è ammissibile a determinate condizioni riconducibili al più principio di sana gestione finanziaria, tra cui quelle di durata, rendimento, rischio, controllo della società, già analizzate nella delibera 40/2009 del Veneto. Ora la Corte dei conti affronta il nodo rimasto fuori dell'impatto sui vincoli di finanza pubblica.
La soluzione - affermano i giudici - deriva dall'evidenza che la società interamente partecipata dall'unico socio comunale deve essere considerata organica dell'ente pubblico. Il soggetto in house, pur essendo giuridicamente distinto dall'ente locale, non può considerarsi terzo rispetto all'ente controllante. Il fenomeno va analizzato in un'ottica sostanziale, per impedire manovre elusive sui vincoli del patto. Il comune, erogando il finanziamento alla società in house, si comporta come se stesse direttamente finanziando le proprie attività.
Pertanto, le relative somme non possono essere considerate come «concessione di credito» e quindi detratte ai fini del patto di stabilità nel calcolo del saldo di competenza mista, che abbraccia gli accertamenti e gli impegni di parte corrente e gli incassi e pagamenti degli investimenti, al netto delle entrate derivanti dalla riscossione dei crediti e delle spese per concessione di crediti.
Non è tutto. Le stesse conclusioni arrivano dal controllo di regolarità contabile (articolo 1, commi 166 e 167, legge 266/2005) del bilancio consuntivo di un comune trevigiano, che si è visto ribaltare i risultati dichiarati in merito al rispetto del patto di stabilità dell'anno 2008. La pronuncia della Corte di ottobre scorso (deliberazione 176/2010) ha accertato il mancato rispetto del patto, dopo aver bocciato un'operazione ritenuta impropriamente concessione di credito a una società interamente partecipata e quindi portata in detrazione al titolo II della spesa. Il caso riguarda un credito di 1.500.000 euro, per un prestito decennale, al tasso fisso dello 0,50%, con possibilità di estinzione anticipata.
Infine, il parere affronta anche il project financing che consente di coinvolgere i privati nella realizzazione di opere pubbliche, la cui gestione sia idonea a remunerare il capitale investito. I magistrati guardano con preoccupazione le prassi nelle quali l'intervento pubblico è elevato, superando anche la metà del valore dell'opera. Si tratta di un uso improprio del contratto, anche in relazione ai parametri comunitari. In questi casi, si legge nella delibera 15/2010 delle Sezioni Riunite in sede di controllo, scatta per l'ente l'obbligo di modificare la contabilizzazione del finanziamento da contributo a debito. E viene messa in discussione anche la possibilità di utilizzare lo strumento nell'anno successivo al mancato rispetto del patto.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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