PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

SOCIETA': NIENTE AIUTI CON I BILANCI IN PERDITA

Gli enti locali devono considerare nelle dinamiche economico-finanziarie del bilancio 2011 gli effetti dei nuovi affidamenti di servizi pubblici locali e, nelle realtà più piccole, dei processi di liquidazione obbligatoria delle società partecipate. Entro il 31 dicembre 2011 cessano le gestioni esistenti conferite a società in house o miste prima dell'entrata in vigore del l'articolo 23-bis della legge 133/2008: le amministrazioni sono chiamate a definire le strategie per i nuovi moduli organizzativi dei servizi con rilevanza economica, nonché a svolgere le gare per l'individuazione dei nuovi soggetti gestori.
Le tariffe
In relazione al bilancio dovranno essere considerati gli effetti derivanti dall'evoluzione del sistema tariffario (frequente nel passaggio di gestione), nonché dalla rimodulazione dei corrispettivi per obblighi di servizio pubblico e dal nuovo dimensionamento dei finanziamenti per investimenti in reti. Particolare attenzione deve essere posta anche in ordine alle risorse da destinare alla riacquisizione di beni e dotazioni strumentali.
Sempre entro il 31 dicembre 2011, in base all'articolo 14, comma 32, della legge 122/2010, i comuni fino a 30mila abitanti devono mettere in liquidazione le società già costituite al 31 maggio 2010 (data di entrata in vigore del Dl convertito nella legge 122), oppure ne devono cedere le partecipazioni.
Le deroghe
Per valutare l'impatto sul quadro economico si deve considerare che la norma prevede due deroghe importanti. Anzitutto non sono assoggettate alla dismissione le società con partecipazione paritaria ovvero con partecipazione proporzionale al numero degli abitanti, costituite da più comuni la cui popolazione complessiva superi i 30mila abitanti.
Inoltre l'articolo 1, comma 117, della legge di stabilità ha previsto che la disciplina della liquidazione e delle cessioni non si applica ai comuni con popolazione fino a 30mila abitanti nel caso in cui le società già costituite abbiano avuto il bilancio in utile negli ultimi tre esercizi.
Per i comuni con popolazione tra i 30mila e i 50mila abitanti viene invece previsto l'obbligo di mantenimento di una sola partecipazione societaria. La piena attuazione della disposizione è demandata a un Dm (i cui termini di adozione sono scaduti il 30 ottobre), nel quale potranno essere previsti anche ulteriori esclusioni; il provvedimento risulta necessario anche per poter valutare appieno gli effetti della normativa sul processo di budgeting.
In via provvisoria (quindi con margine di variazione a seguito del decreto), i comuni che detengono partecipazioni in società non assoggettabili al regime derogatorio devono considerare nel bilancio (e nel Peg) gli effetti dei procedimenti di liquidazione, i quali (anche con sviluppo pluriennale) potrebbero determinare anche l'assunzione di linee debitorie (ad esempio i mutui contratti dalla società per investimenti su reti di servizi) o di spesa corrente (ad esempio, per assicurare la continuità di servizi prima gestiti dalla società dismessa).
Il peso dei bilanci
Il quadro di trasposizione nel bilancio deve comprendere anche gli effetti prodotti in forza dei risultati di bilancio della società partecipata in fase di chiusura. La rilevanza dei bilanci delle società partecipate per gli enti locali soci è evidenziata anche dall'articolo 6, comma 19, della stessa legge 122/2010, che stabilisce molti limiti ai possibili interventi di salvataggio da parte delle amministrazioni.

Queste, in base alla norma, non possono effettuare aumenti di capitale, trasferimenti straordinari, aperture di credito, né rilasciare garanzie a favore delle società partecipate non quotate che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali.
Gli unici trasferimenti consentiti (e che possono quindi essere considerati in relazione al bilancio) sono la riduzione e il contemporaneo aumento del capitale sociale nelle Spa quando si sia ridotto al di sotto del limite legale (articolo 2447 del codice civile), oppure i trasferimenti alle società partecipate a fronte di convenzioni, contratti di servizio o di programma relativi allo svolgimento di servizi di pubblico interesse ovvero alla realizzazione di investimenti.
Occhio ai conti
La norma presuppone una valutazione accurata della situazione economico-finanziaria delle società nelle quali l'ente locale ha partecipazioni collegate alla gestione di servizi (pubblici o strumentali) o di reti, per le quali è più facilmente ricostruibile il flusso finanziario. In tal senso può risultare utile sperimentare sotto il profilo ricognitivo l'applicazione del IV principio contabile per gli enti locali, relativo al bilancio consolidato.
La situazione critica di una partecipata, con una condizione perdurante di bilanci in perdita, non può essere sostenuta a oltranza da un ente locale. La Corte dei conti, sezione di controllo per la Lombardia, con la deliberazione n. 982/2010 ha evidenziato come risultati negativi costanti e l'impossibilità di realizzare lo scopo sociale previsto dallo statuto siano causa di scioglimento della società.
In situazioni meno critiche (e nei limiti concessi dall'articolo 6, comma 19, della legge 122/2010) l'ente locale potrà procedere a una ricapitalizzazione (quando il patrimonio sociale si attesti al di sotto del capitale minimo normativamente necessario) oppure al ripiano delle perdite, mediante uno tra i vari percorsi annoverabili in questa fattispecie (qualsiasi modalità utile per colmare un disavanzo di gestione, cui può provvedersi con contrazione di mutui, con assunzione di prestiti obbligazionari, con riduzione di costi).
FONTE: IL SOLE 24 ORE

SCADENZIARIO

<novembre 2018>
lunmarmergiovensabdom
2930311234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293012
3456789
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio