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NOVITÀ NORMATIVE

LE SANZIONI SUL PATTO SONO NEUTRE SUGLI OBIETTIVI DELL'ANNO SUCCESSIVO

Le complicazioni contabili sono una costante del patto di stabilità, anche nell'applicazione delle sanzioni. A tenere banco nei 225 comuni che sono andati fuori patto lo scorso anno, è soprattutto la norma secondo cui gli effetti finanziari delle sanzioni, in tema di spesa corrente e di spesa di personale, non concorrono al perseguimento degli obiettivi del patto di quest'anno (articolo 77-bis, comma 22, del Dl 112/2008). A chiarire l'esatta portata quantitativa del principio sono dovute intervenire le sezioni riunite della Corte dei conti (delibera 61/2010, seguiti a ruota dalla delibera 1029/2010 della sezione Lombardia), interpellate dai magistrati contabili della Liguria per la rilevanza generale della questione, che è tale da richiedere criteri di applicazione uniformi.
Le finalità della regola che vieta di conteggiare ai fini del patto il cosiddetto "risparmio forzoso" delle sanzioni derivanti dalla riduzione della spesa (gli impegni della spesa corrente devono essere contenuti nei limiti dell'importo minimo registrato nell'ultimo triennio) e del divieto di assumere, sono quelle di evitare che gli enti inadempienti siano facilitati dalle sanzioni, perché, a parità di entrate correnti e di altre condizioni, queste determinano un più agevole raggiungimento del saldo obiettivo o maggiori margini per i pagamenti degli investimenti.
La norma, però, si limita a individuare la finalità di sterilizzare le sanzioni e non definisce la metodologia da seguire per la loro quantificazione. Il cuore della questione è nell'individuazione dell'importo della "spesa corrente tendenziale" (che è un dato meramente programmatico), da confrontare con il nuovo limite della spesa così come risultante dopo l'applicazione della sanzione.
Spetta a ogni ente, affermano i magistrati contabili, definire in via preventiva i criteri di calcolo degli effetti finanziari della sanzione, senza margini di discrezionalità, partendo dal parametro della spesa corrente tendenziale contenuto nel bilancio pluriennale approvato prima dell'inizio dell'esercizio in cui si è sforato il patto, eventualmente variato per tener conto delle modifiche alle previsioni di entrate e di spesa derivanti da elementi oggettivi e comunque, indipendenti, dall'applicazione delle sanzioni. In questo quadro, la metodologia indicata dal ministero dell'Economia (decreto n. 60940 del 14 luglio scorso), che fa riferimento, per l'applicazione delle sanzioni nell'anno 2010, alla spesa riportata nel pluriennale 2009-2011 approvato prima dell'inizio dell'esercizio 2009, rappresenta solo una delle possibili soluzioni. L'ente può, infatti, tenere conto anche delle variazioni di spesa indotte da elementi esogeni, in mancanza dei quali si correrebbe il rischio di applicare una correzione eccessiva.
Per consentire il controllo della esatta applicazione delle sanzioni, gli enti devono individuare in via preventiva il criterio adottato e dimostrare gli effetti della sua applicazione nell'ambito del rendiconto dell'esercizio in cui ricade l'applicazione delle misure punitive. Andrebbe chiarito, infine, se la norma in questione riguarderà anche gli enti locali che dai primi giorni del prossimo anno saranno costretti ad applicare le sanzioni per non aver centrato i vincoli di finanza pubblica del 2010. Il dubbio sulla sua implicita abrogazione, riportato anche nella relazione tecnica alla manovra finanziaria 2011, nasce dalla circostanza che essa non è stata riproposta all'interno delle regole che disciplinano il nuovo patto di stabilità interno.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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