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NOVITÀ NORMATIVE

PERSONALE: DIVIETO DELLE PROGRESSIONI

Il Tar Umbria, con la sentenza 15 dicembre 2010, n. 536, ha stabilito che regioni ed enti locali per tutto il 2010 avrebbero potuto effettuare progressioni verticali.
Il Tar Umbria, con la sentenza 15 dicembre 2010, n. 536, ha stabilito che regioni ed enti locali per tutto il 2010 avrebbero potuto effettuare progressioni verticali, riaprendo per l'ennesima volta una questione che sembrava ampiamente chiusa dopo numerose e uniformi deliberazioni emanate in senso opposto. La sentenza in questione, infatti, facendo riferimento a quanto previsto dall'art. 31, comma 4 del D.Lgs. n. 150/2009, ridona vigore alla tesi della sussistenza di un "diritto transitorio" vigente nel 2010 entro il quale le progressioni verticali sarebbero legittime, per cui la nuova disciplina delle progressioni di carriera, introdotta dalla riforma Brunetta, si applicherebbe a regioni ed enti locali a partire dal 1° gennaio 2011. La prova di ciò risiederebbe nel fatto che l'art. 74 del D.Lgs. n. 150/2009 non menziona l'art. 31 tra le disposizioni che rientrano nella potestà esclusiva esercitata dallo stato, mentre l'art. 24, commi 1 e 2, e l'art. 62, comma 1-bis, sono "principi generali dell'ordinamento ai quali si adeguano le regioni e gli enti locali". Ciò consentirebbe agli enti locali di rimanere inerti per tutto il 2010 non adeguando il proprio ordinamento e ponendo in essere le progressioni verticali che risulterebbero vietate a tutte le amministrazioni pubbliche. In realtà è evidente l'inaccettabilità della conclusione cui sono giunti i giudici del Tar Umbria poiché l'art. 31 di cui sopra non ha introdotto alcun regime transitorio e l'adeguamento normativo locale è necessario perché regioni, province e comuni possano bandire concorsi pubblici con riserva agli interni, cosa del tutto diversa dall'attivare concorsi interamente riservati agli interni. Il nuovo testo dell'art. 52, comma 1-bis del D.Lgs. n. 165/2001 consente solo concorsi pubblici eventualmente con riserva e ciò in linea con la giurisprudenza costituzionale da anni impegnata a rilevare la contrarietà all'art. 97 della Costituzione di sistemi di reclutamento interamente riservati ad interni agli enti che bandiscono.
FONTE: ITALIA OGGI

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