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NOVITÀ NORMATIVE

REBUS GESTIONALE NEI PICCOLI COMUNI.

Che fine ha fatto l'obbligo della gestione associata della gran parte delle funzioni fondamentali? Quante assunzioni a tempo indeterminato possono essere effettuate? Sono i principali dubbi che affliggono i piccoli comuni (con popolazione inferiore a 5mila abitanti) e che si aggiungono alle difficoltà per i crescenti vincoli imposti dalla legislazione, come l'ultimo sui rigidi tetti all'indebitamento (si veda l'articolo sotto). Una somma di dubbi e vincoli, non chiariti né attutiti dal decreto milleproroghe, che mette in difficoltà l'attività di queste amministrazioni.
Il Dl n. 78/2010, la manovra estiva, ha posto la parola fine – finora solo sulla carta – a quasi 20 anni di dibattiti su come superare il numero eccessivo dei comuni: al di sotto dei 5mila abitanti vi sono quasi 3 municipi su 4. Ha infatti stabilito che tutte le funzioni fondamentali, cioè la stragrande maggioranza dei compiti, devono essere gestite in forma associata, tramite unione dei comuni e/o convenzione, nonché in via interpretativa anche tramite le comunità montane. Lo stesso decreto ha rinviato alla legislazione regionale e a uno specifico Dpcm l'individuazione delle modalità concrete di attuazione: in particolare la soglia demografica e/o il numero di comuni minimi da raggiungere.
L'ampiezza della delega è confermata dal fatto che le regioni non possono imporre il vincolo della gestione associata solamente ai comuni capiluogo di provincia e a quelli che hanno più di 100mila abitanti. Il provvedimento ha anche indicato il termine per l'adozione del Dpcm: 90 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, cioè il 30 agosto 2010. Un termine subito sembrato irrealistico, vista la stagione estiva e la portata del provvedimento che dovrebbe risolvere i tanti nodi lasciati aperti dal legislatore: in particolare chiarire che cosa appartiene alla competenza legislativa delle regioni e cosa allo Stato. A oltre 4 mesi dalla scadenza del termine per la sua adozione, non si ha alcuna traccia del decreto.
Tutti gli enti locali non soggetti al patto di stabilità, quindi i comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti e le forme associative, non sanno quante assunzioni a tempo indeterminato possono effettuare dallo scorso 1° gennaio. In primo luogo, si deve chiarire se si applicano o meno i vincoli dettati per gli enti soggetti al patto di stabilità, in cui gli oneri per le nuove assunzioni non devono superare il tetto del 20% di quelli per il personale cessato dal servizio nell'anno precedente. Le sezioni di controllo della Corte dei conti hanno chiarito che le mobilità in uscita, tranne quelle dirette a Pa che non hanno vincoli alle assunzioni, non sono cessazioni.
O, in alternativa, se si mantengono valide le norme previgenti, cioè la copertura completa del turn over. Sul punto si attendono chiarimenti dal legislatore o, in via interpretativa, dalle sezioni di controllo della Corte dei conti o dalla conferenza Stato-città, sede che è stata sollecitata dall'Anci a pronunciarsi.
Se si considerano applicabili i vincoli dettati per i comuni maggiori, si avranno condizioni di difficoltà gravi e crescenti per le piccole amministrazioni, senza peraltro raggiungere significativi risparmi di spesa. Si deve inoltre chiarire se in questi comuni è possibile effettuare assunzioni in part-time entro il tetto previsto per quelle a tempo pieno: quindi se in luogo di un dipendente se ne possano assumere 2 al 50 per cento.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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