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NOVITÀ NORMATIVE

PREVENTIVO MONITORAGGIO PER COMPENSAZIONI OLTRE 1.500 EURO.

Per effetto dell'entrata in vigore, dal 1° gennaio scorso, del divieto di compensazione dei crediti di ammontare superiore a 1.500 euro, in presenza di imposte erariali iscritte a ruolo e non onorate dal contribuente, numerosi sono i dubbi emersi, a partire dal reale funzionamento del limite, con la necessità di un preventivo monitoraggio della propria posizione a cura del contribuente o del professionista incaricato. L'articolo 31, del dl 31/05/2010 n. 78, ha innescato una serie di dubbi sulla corretta applicazione, obbligando professionisti e clienti ad effettuare un preventivo monitoraggio delle posizioni debitorie dei contribuenti, al fine di non far scattare la sanzione del 50% determinata sull'ammontare dei debiti iscritti a ruolo fino al raggiungimento dell'ammontare indebitamente compensato.
Condizioni. Per l'applicazione della nuova disciplina è necessario che, come prima condizione, oltre alla presenza del ruolo e della cartella di pagamento, quest'ultima faccia riferimento alle imposte di natura erariale (Iva, Irpef, Ires ecc.), non dovendo considerare quelle riferibili ad altri tributi (Ici), con l'attuale incognita riferita all'imposta regionale (Irap). Per quanto concerne il limite dei 1.500 euro, le disposizioni fanno riferimento «_ all'importo dei debiti per imposte erariali e relativi accessori iscritti a ruolo_» con la conseguenza che tra le stesse rientrano, sicuramente, le imposte, le sanzioni e gli interessi relativi, ma si ritiene debbano restare esclusi i diritti di riscossione e le spese relative alla notifica della cartella.
Per quanto concerne il momento in cui il ruolo deve considerarsi scaduto, è tesi prioritaria che lo stesso debba far riferimento al decorso dei 60 giorni dalla notifica della cartella al contribuente, ai sensi del comma 2, dell'art. 25, dpr n. 602/1973, non rilevando i ruoli oggetto di sospensione, di cui agli articoli 19-bis (sospensione per casi eccezionali) e dell'articolo 39 (sospensione amministrativa), dpr n. 602/1973 o dell'art. 47 del dlgs n. 546/1992 (sospensione giudiziale). In presenza di una richiesta di rateazione delle somme iscritte a ruolo, si ritiene che il divieto alla compensazione non sussista, ancorché tra la presentazione dell'istanza e l'accettazione della stessa intercorra un cospicuo periodo di tempo; sarà ancor più necessario, in tali casi e di conseguenza, procedere alla eventuale impugnazione tempestiva della cartella o, entro il termine previsto per la stessa impugnazione (60 giorni), procedere al deposito dell'istanza per l'ottenimento del pagamento rateale.
Peraltro, al fine della corretta determinazione del limite indicato, si rende necessario considerare l'importo complessivo delle imposte erariali iscritte a ruolo e non onorate dal contribuente e, per quanto concerne la tipologia dei ruoli, si dovrebbe far riferimento esclusivamente alle iscrizioni a titolo definitivo, prescindendo dai ruoli emessi a titolo provvisorio.
Limite. Per quanto concerne la concreta applicazione del limite dei 1.500 euro è stato già affermato da numerosi autori che, allo stato attuale ed in assenza di chiarimenti ministeriali, possono sussistere due tesi diverse, entrambe corrette; la prima, più rigida, che tende a bloccare totalmente la compensazione fino al momento in cui il contribuente non ha proceduto alla sistemazione del debito pendente ed una seconda, più estensiva, che permette la compensazione dei crediti, ma limitatamente all'ammontare superiore a quello riferito al debito scaduto e non onorato. Per fare un semplice esempio, in presenza di un debito scaduto e non onorato per imposte pari a 5 mila euro, in presenza crediti per euro 10 mila e debito compensabile per 4 mila, in applicazione della prima tesi il contribuente dovrebbe procedere preliminarmente a sistemare i 5 mila euro e poi procedere alla compensazione dei 4 mila euro con parte dei 10 mila mentre, in applicazione della seconda tesi, lo stesso contribuente dovrebbe poter bloccare parte del credito dei 10 mila fino a concorrenza dell'ammontare del debito scaduto (5 mila), potendo utilizzare la parte eccedente (5 mila) in compensazione.
Peraltro, anche con riferimento alla compensazione emergono perplessità in relazione a quale tipo si debba applicare il divieto, in quanto la stessa può essere di tipo orizzontale (compensazione con tributi diversi) o verticale (compensazione con tributi della stessa natura); la dottrina più autorevole, in assenza di chiarimenti, propende per applicare la disciplina alla prima tipologia (orizzontale).
Sanzioni. In caso di inosservanza delle nuove disposizioni, il legislatore ha previsto una disciplina sanzionatoria ad hoc con l'applicazione di una sanzione amministrativa del 50% dell'importo dei debiti iscritti a ruolo, per i quali risulta scaduto il termine di pagamento, fino a concorrenza dell'ammontare che il contribuente ha indebitamente compensato; si tratta, pertanto, di una sanzione «speciale», ben superiore rispetto a quella ordinaria, di cui all'art. 13, dlgs n. 471/1997 (30% dell'importo omesso), ancorché inferiore a quella prevista per la compensazione di crediti inesistenti, di cui al comma 18, art. 27, dl n. 185/2008.
Per come è scritta la disposizione, la determinazione della sanzione è condizionata dal rispetto di due limiti: il primo, con riferimento all'importo compensato ed il secondo, per il quale la sanzione non può risultare superiore al 50% di quanto indebitamente compensato, con la conseguenza che, dal tenore letterale, la sanzione deve risultare pari alla metà del minor importo tra quello iscritto a ruolo e non onorato e quello effettivamente compensato.
Sul punto, un esempio renderà ancora più chiara la presunta applicazione: si pensi ad un importo iscritto a ruolo e non pagato per 30 mila euro ed un importo compensato per 10 mila; nel rispetto di quanto appena indicato, la sanzione non potrà superare 5 mila euro (50% di 10 mila) in quanto il 50% dell'importo iscritto a ruolo è pari a 15 mila, mentre il 50% dell'importo compensato è pari, appunto a 5 mila. Se si invertono i valori, ovvero se si pone i 10 mila come l'importo iscritto a ruolo ed i 30 mila come importo compensato, si ritiene che la sanzione applicabile ammonti sempre a 5 mila, non risultando applicabili i limiti sull'importo compensato e dovendo considerare solo l'importo iscritto a ruolo e scaduto.
FONTE: ITALIA OGGI

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