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NOVITÀ NORMATIVE

CON IL FEDERALISMO FISCALE CEDOLARE SECCA AL 23% SUI CONTRATTI DI LOCAZIONE.

La cedolare secca sale al 23%. Sarà questa l'aliquota della tassazione forfettaria sui contratti di locazione. Ma solo per quelli a canone libero, mentre per quelli a canone concordato la cedolare resterà al 20%, come attualmente previsto nel decreto legislativo sul fisco municipale.
Nel tentativo di trovare la quadra sul federalismo, in vista del voto finale previsto per la prossima settimana da cui dipenderà la tenuta stessa del governo, Roberto Calderoli torna parzialmente all'antico e nel pacchetto di proposte correttive al dlgs illustrato ieri ai deputati Pd Walter Vitali, Giuliano Barbolini (che sarà relatore di minoranza del dlgs) e Marco Causi (vicepresidente della Bicamerale per il federalismo) rispolvera una soluzione intermedia tra l'aliquota al 20% (decisa con un blitz politico in consiglio dei ministri ma mai del tutto digerita da Giulio Tremonti) e la prima ipotesi di tassazione al 25%.
Una soluzione con cui il ministro per la semplificazione si augura di conquistare il consenso dei deputati centristi (quantomai decisivi visto l'equilibrio assoluto che regna in Bicamerale) che da sempre fanno del quoziente familiare un cavallo di battaglia. La proposta illustrata ieri da Calderoli non si spinge fino a questo punto, ma prevede che il 3% di differenza tra vecchia e nuova aliquota (e quindi la minore perdita di gettito da parte dei comuni) vada a vantaggio degli inquilini (soprattutto le famiglie con figli) sotto forma di detrazioni.
Tramonta invece la proposta del Pd di istituire una «service tax» che inglobi le attuali forme di tassazione sui rifiuti (Tarsu o Tia) e l'addizionale Irpef. Calderoli l'ha respinta al mittente, considerandolo un escamotage per far rientrare dalla finestra la tassazione sulla prima casa. Il Partito democratico non l'ha presa bene.
«Pur apprezzando il tentativo del ministro di rivedere il decreto nei suoi tanti punti deboli», ha detto a ItaliaOggi il vicepresidente della Bicamerale, Marco Causi, «non possiamo che confermare il nostro giudizio critico su un testo che al momento non assicura autonomia ai comuni e non dà certezze sulle basi fiscali, che restano ancora troppo sperequate, e sui meccanismi di riparto del fondo perequativo». Mentre secondo Walter Vitali con la service tax «tutti i residenti e non solo i possessori di seconde e terze case, avrebbero contribuito alla finanza comunale rendendo effettiva l'autonomia impositiva locale e il controllo sui servizi erogati da parte dei cittadini».
Nella versione riveduta e corretta del decreto, che Calderoli si è impegnato a presentare martedì prossimo in Bicamerale, i comuni troveranno anche la compartecipazione Irpef che andrà a sostituire gran parte del gettito atteso dall'Imposta municipale propria sul trasferimento di immobili, da molti considerata troppo sperequata sul territorio nazionale perché rischierebbe di marcare ancora più profondamente le differenze tra comuni dove si registrano molte compravendite e municipi dove il mercato immobiliare è piuttosto fermo. Di qui l'idea di lasciare integralmente ai sindaci solo l'Imu di possesso (la cui aliquota è però ancora da definire) e una quota dell'Imu di trasferimento pari a un miliardo di euro. Il resto (circa 4 miliardi di euro) sarebbe garantito dalla compartecipazione Irpef che avrebbe il pregio di alimentare in modo più equilibrato il fondo perequativo.
Novità in arrivo anche sul fronte della tassa rifiuti, la grande assente del dlgs sul federalismo, nonostante costituisca un'entrata che tra Tia e Tarsu vale per i comuni 6,8 miliardi di euro. «Calderoli ha ammesso di essersela dimenticata», ha osservato Causi, «e ha accolto la richiesta del Pd di rivedere con un successivo decreto legislativo tutta la materia della tassazione dei rifiuti nel suo complesso».
Si tratta ormai di una vera e propria telenovela, aperta dalla sentenza n. 238/2009 della Consulta che ha affermato la natura tributaria della Tia (e la conseguente non applicabilità dell'Iva sul prelievo) e nient'affatto chiusa dalla circolare del Mef dell'11 novembre 2010, che con un'estensione analogica secondo molti (Ifel in testa) forzata ha concluso che la cosiddetta Tia1 (la tariffa di igiene ambientale istituita dal dlgs n. 22/1997) non è un tributo in quanto analoga alla Tia2 (la nuova tariffa introdotta dal Codice ambientale, dlgs n. 152/2006). Peccato che quest'ultima non sia mai entrata in vigore in assenza di un regolamento attuativo.
FONTE: ITALIA OGGI

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