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NOVITÀ NORMATIVE

COMUNITA' MONTANE VERSO IL TRAMONTO.

Li aspettavano almeno per pagare le rate dei mutui accesi negli anni scorsi e sono arrivati. Dopo la sentenza 326/2010 della Corte costituzionale, il 16 dicembre un decreto ha stanziato almeno quella parte del contributo statale per il fondo investimenti delle comunità montane che nel Centro-Nord significa circa 4 milioni di euro.
Un contentino, secondo i vari Uncem regionali, se paragonati ai quasi 11 milioni di stanziamenti dell'anno precedente. Se già dall'estate scorsa, la finanziaria aveva infatti azzerato gli emolumenti agli amministratori, la riforma Calderoli aveva deciso che il Governo non avrebbe più destinato un euro a questo tipo di enti con la sola eccezione della rata dei mutui del prossimo anno. Così le regioni del Centro-Nord hanno tutte, a passo diverso, imboccato la strada delle Unioni dei comuni.
Già dal 2008 l'Emilia-Romagna ha portato avanti politiche per favorire la trasformazione delle comunità montane, riducendone il numero da 18 a 9 (senza contare la Valmarecchia). Qui il futuro si chiama associazionismo e Unioni di comuni, in pianura come in montagna. Per questo la regione nel 2010 ha stanziato 4,7 milioni di euro ai quali ne vanno aggiunti 2,3 milioni di risorse statali, tutto a disposizione di chi mette in rete i servizi in modo da migliorarne la qualità risparmiando. Altri 592mila euro sono stati destinati all'aggiornamento tecnologico degli uffici, per snellire la burocrazia e migliorare i servizi e nel 2011 saranno messi a disposizione 5 milioni per i servizi e 2 per l'ammodernamento tecnologico.
Anche la Toscana lavora da tempo per la trasformazione delle comunità montane in Unioni di comuni. Nel 2008 la regione è intervenuta portandole da 20 a 14. «Come abbiamo già scritto a luglio nell'ultimo Dpef approvato - spiega l'assessore al bilancio, Riccardo Nencini - vogliamo lavorare per il loro superamento».
Da quest'anno la regione concentrerà tutti i finanziamenti sulle sole Unioni di comuni e questo comporterà la trasformazione volontaria di tutte le comunità montane che manterranno una struttura e una composizione territoriale inalterata. Per il momento però rimane sospesa la questione dell'attribuzione delle deleghe.
Da una parte infatti c'è l'Upi regionale che chiede che bonifica, agricoltura e forestazione passino alle province, dall'altra invece c'è l'Uncem che spinge per mantenere le competenze sul territorio. «Un modo – spiegano dall'Unione degli enti montani - per mantenere inalterata l'attuale assetto di governance locale e riconoscere il ruolo di ente di riferimento per le politiche delle zone montane».
Una questione che si sta riproponendo anche nelle Marche dove è in fase di redazione una proposta di legge che disciplina la trasformazione volontaria delle comunità montane in Unioni di comuni, ridisegnando il sistema di finanziamento, in modo da razionalizzare e semplificare l'articolazione dei poteri locali e da operare per un contenimento dei costi. Per questo l'Uncem chiede di lasciarle alle Unioni dei comuni «in modo da metterci in condizione di gestire i servizi associati perché siamo convinti di avere le risorse per continuare a farlo».
L'Umbria per una volta è la regione più avanti. Palazzo Donini ha già preadottato un ddl (in corso di partecipazione con Anci, Upi e Uncem) che dopo 30 anni sopprime le comunità montane (nel 2010 i trasferimenti regionali sono stati di oltre 3 milioni di euro). Anche qui la strada scelta è quella associativa delle unioni dei comuni con la creazione di un'Agenzia forestale regionale che assorbirà tutte le competenze operative e gestionali delle comunità montane riguardanti i beni agro-forestali appartenenti al demanio e al patrimonio della regione. L'agenzia sarà guidata da un amministratore unico che avrà al suo fianco il collegio dei revisori dei conti e si avvarrà del personale impiegatizio ed operaio proveniente dalle comunità montane.
Le competenze istituzionali passeranno invece alle Unioni dei comuni e sarà la giunta regionale a indicare il numero dei territori ottimali nei quali potranno costituirsi. Queste saranno dotate di organi semplificati di cui faranno parte sindaci, assessori o consiglieri dei comuni appartenenti in modo da non gravare finanziariamente sui bilanci delle Unioni con indennità, gettoni di presenza o altri emolumenti di qualsiasi natura.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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