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NOVITÀ NORMATIVE

AI COMUNI IMU DIMEZZATA

L'imposta municipale (Imu) sugli immobili sta per nascere dimezzata. Stando alle modifiche a cui sta lavorando il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, ai sindaci resterebbe la sola Imu sul possesso. Più una compartecipazione a quella sui trasferimenti che nascerebbe però come tributo statale.
Le novità allo studio sono: cedolare secca sugli affitti che sale dal 20 al 23% sui contratti a canone libero; detrazione del 3% per gli inquilini con figli a carico; tassa di registro del 10% per chi fa emergere in ritardo un immobile fantasma; attribuzione ai sindaci di una compartecipazione Irpef da 4 miliardi. Che nel frattempo si sono arricchite dell'idea di consentire ai primi cittadini di introdurre una tassa di soggiorno sul modello di quanto concesso a Roma capitale con la manovra estiva.
Una proposta che è piaciuta all'Anci ma non all'associazione Italia Futura di Luca di Montezemolo. Degna di nota è soprattutto la scelta di usare la compartecipazione Irpef per sostituire i 4/5 del gettito atteso dall'Imu di trasferimento. La restante parte (1 miliardo) arriverà con una quota dell'imposta sui trasferimenti che nascerà nel 2014 per accorpare una serie di tributi (tra cui registro, bollo, ipotecario e catastale) ma sarà statale e non municipale. E se è vero che quest'idea, da un lato, va incontro alle richieste di stabilità dei gettiti provenienti dai sindaci, dall'altro, rischia di smontare l'impianto del decreto attuativo sul fisco comunale.
Nelle intenzioni originarie di Calderoli il livello comunale avrebbe dovuto ricevere un grande tributo proprio, collegato alla casa e ai servizi connessi. Accompagnato da quel tanto di compartecipazioni e fondi perequativi tali da garantire lungo tutto lo Stivale il finanziamento delle funzioni fondamentali a costi e fabbisogni standard. E invece delle due gambe dell'Imu sarà municipale solo quella sul possesso. Che è peraltro la meno innovativa visto che ricalca l'attuale Ici, a cominciare dal fatto che varrà solo dalla seconda casa in su. Anche se il governo sta studiando come far emergere le prime case in nero, cioè le abitazioni fittiziamente intestate a mogli, figli e fratelli per sfuggire al fisco, e sottoporle all'Imu. La cui aliquota, altra novità, sarà determinata con legge di stabilità e non con un dpcm come prevede lo schema di decreto.
Puntare sull'Irpef sembra un ritorno al passato anche da un altro punto di vista. Più di un esperto nelle ultime ore fa notare che il suo inserimento rischia di far tornare dalla finestra i trasferimenti statali che lo stesso decreto cerca di scacciare dalla porta. Perché, spiegano, in fondo l'unica differenza tra compartecipazione e trasferimento è che per modificare la prima serve una legge mentre per il secondo no. Tanto più che l'Irpef viene già sfruttata dal decreto sul fisco regionale che dà ai governatori un'addizionale manovrabile fino al 3% e ai presidenti di provincia una compartecipazione al posto di quella all'accisa sulla benzina.
Le somme si tireranno martedì quando Calderoli porterà in bicamerale il nuovo testo che dovrebbe essere votato il 26. In virtù del 15 a 15 in commissione tra maggioranza e opposizione, il governo dovrà ottenere almeno un'astensione. I più indiziati restano i quattro rappresentanti del terzo polo. Anche se sia Gian Luca Galletti (Udc) che Linda Lanzillotta (Api) giudicano insufficienti le aperture del governo. Più distante il Pd che ha organizzato ieri a Roma un incontro pubblico per rilanciare l'ipotesi di una service tax che accorpi Tarsu/Tia e addizionale Irpef e valga anche per la prima casa.
Il capogruppo in commissione Walter Vitali ribadisce le tre condizioni ancora in piedi: rendere più appetibile per gli affittuari la cedolare secca elevando al 19% la detrazione per gli inquilini; chiarire come funzionerà la perequazione a regime; garantire ai comuni una leva di autonomia fiscale effettiva. Due argomenti questi ultimi cari anche all'Anci che li ha ribaditi durante l'ufficio di presidenza di due giorni fa.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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