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NOVITÀ NORMATIVE

DAL D.L. 78/2010 SPONSORIZZAZIONI LIMITATE

Il divieto di effettuare sponsorizzazioni coinvolge anche le erogazioni dei contributi. L'articolo 6, comma 9, del dl 78/2010 causa la sua non felice formulazione, si presta a chiavi di letture contrapposte, ma quella di maggior rigore appare l'unica in linea con la ratio della norma. Il riferimento espresso al contratto di sponsorizzazione autorizza, in effetti, a esprimere teorie più elastiche, le quali possono far riferimento al negozio di sponsorizzazione vero e proprio, al quale si dà vita a condizione che l'erogazione finanziaria dello sponsor abbia, come controprestazione, un'attività pubblicitaria.
Allora, secondo questa linea di pensiero, laddove si dimostrasse che l'intento dell'ente locale, col contributo, è semplicemente il sostegno finanziario a un'iniziativa (manifestazione, sagra, convegno) considerata meritevole in quanto di interesse generale e coincidente con quelli pubblici sottoposti alla cura dell'ente stesso, il contributo non violerebbe il divieto di sponsorizzazione.
A patto che nel rapporto convenzionale tra ente erogatore e privato beneficiario si escluda l'obbligo di pubblicizzare l'ente concedente. In astratto, la teoria può funzionare. Sul piano concreto, tuttavia, essa mostra tutte le sue pecche e controindicazioni. Sarebbe, infatti, fin troppo semplice aggirare il divieto posto dalla norma, semplicemente mirando a non costituire formali contratti di sponsorizzazione e facendo passare come contributi tutte le tipologie di erogazioni a privati escludendo, di diritto ma non di fatto, fini pubblicitari all'intervento a sostegno.
Tale ricostruzione può valere solo per sostegni finanziari a servizi rivolti direttamente a cittadini, fondati sul principio di sussidiarietà. Laddove un'associazione svolga attività a beneficio di persone, che altrimenti dovrebbero essere svolte, ad esempio, dai servizi sociali dell'ente, il sostegno economico del contributo risponde realmente a un dimostrabile interesse pubblico e di certo non ha alcuna ricaduta di immagine pubblicitaria. Molto più difficile è dimostrare una ricaduta diretta sull'interesse collettivo e un'assenza di promozione dell'immagine dell'ente al contributo per la «sagra». Sembra inevitabile dover concludere nel senso che il legislatore si sia riferito alla sponsorizzazione in modo atecnico.
Che si tratti di un divieto di sostenere in generale con contributi «sagre» o «manifestazioni» lo dimostra la circostanza che le spese di pubblicità pura e semplice, quelle diverse, dunque, dalla pubblicità derivante da sponsorizzazione, non sono vietate: semplicemente, il loro importo viene ridotto al 20% di quello del 2009. Quindi, non tutta «la pubblicità» ricade nell'articolo 6, comma 9, ma solo quella forma di pubblicità indirettamente scaturente da sostegni a manifestazioni che, in ogni caso e con ogni modalità, danno visibilità all'ente locale e, soprattutto, agli esponenti politici quanto meno in termini di consenso. Ancora, la prova che il divieto di sponsorizzazioni-contributi coinvolga il mare magnum delle «sagre» è dimostrata dall'espressa esclusione da tale divieto per eventi come convegni e mostre.
Anche in questo caso tali «manifestazioni», tipicamente destinatarie di contributi, non sono vietate, in quanto la manovra estiva le ammette, ma con un tetto di spesa non superiore al 20% della spesa del 2009. I contributi a terzi per sostenere convegni e mostre è necessario rientrino nel tetto, per garantire uniformità nel computo della spesa, non riferita agli interventi di bilancio, ma da considerare unitariamente sul piano della destinazione.
Se, dunque, le spese di pubblicità non derivante da sponsorizzazione, da un lato, e le spese per sostegni a convegni e mostre, sono ammesse (sia pure con i tagli previsti), simmetricamente tutte le spese per contributi tecnicamente qualificabili come sponsorizzazioni e, cioè, quelli non finalizzati al sostegno di azioni o servizi concretamente rivolti a precise categorie di destinatari, appaiono coinvolte nel divieto.
FONTE: ITALIA OGGI

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