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NOVITÀ NORMATIVE

CTP TORINO: IMMOBILI FIERISTICI ESCLUSI DALL'ICI ANCHE SENZA LA CAT. "E".

I locali utilizzati per lo svolgimento di fiere sono esenti da Ici, in quanto potenzialmente riconducibili alla categoria catastale E. L'esenzione, prevista nell'articolo 7, lettera b), Dlgs n. 504/1992, opera a prescindere dall'avvenuto accatastamento in categoria D, da parte del contribuente, in ottemperanza all'invito del comune. L'affermazione proviene dalla Ctp di Torino, nella sentenza n.153/17/10, depositata l'8 novembre 2010. Poiché si tratta di conclusione tutt'altro che scontata, sudi un tema ancora molto controverso, è opportuno riassumere i fatti. Il comune aveva invitato, ai sensi dei commi 336 e seguenti della legge 311/2004, il titolare di immobili fieristici a variare la categoria catastale degli stessi da E a D. Il contribuente ottemperava all'invito del comune e, attraverso la procedura Docfa, provvedeva ad annotare il nuovo accatastamento. Il comune notificava quindi alla parte un avviso di accertamento con il quale si richiedeva il pagamento dell'Ici non versata per le annualità pregresse, non ancora decadute. L'avviso veniva infine ritualmente impugnato, eccependo in via principale la spettanza dell'esenzione da Ici. La Commissione ha accolto il ricorso del contribuente, sulla base di due argomentazioni, una strettamente legata all'altra. Innanzitutto, i giudici torinesi hanno osservato, senza tuttavia fornire spiegazioni, che le attività fieristiche rientrano nell'ambito delle tipologie catastali E e non nella categoria D, come invece preteso dal comune. La sentenza prosegue, rilevando come, ai fmi dell'applicazione della norma di esenzione Ici, sia sufficiente la mera destinazione fattuale degli immobili ad attività fieristica, a prescindere dalla modalità di iscrizione in catasto. Il collegio richiama, sul punto, la sentenza 19372/2010 della Corte di cassazione, in materia di esenzione degli immobili a destinazione previdenziale. La distinzione tra immobili di categoria D e E costituisce da tempo questione assai controversa. Secondo l'opinione dell'agenzia del Territorio, in particolare, il discrimine sarebbe rappresentato dalla finalizzazione del bene allo svolgimento di un'attività essenzialmente imprenditoriale o commerciale (circolare 4/T del 16 maggio 2006). In presenza di una tale finalizza,.ione, la categoria di appartenenza dovrebbe essere la D, anche laddove l'attività si colori di venature pubblicistiche. In termini, non constano pronunce della Cassazione.
E dubbio, inoltre, che un'esenzione Ici normativamente correlata alla categoria catastale di appartenenza possa essere applicata in contrasto con le stesse risultanze catastali. La sentenza 19372 della Suprema corte, richiamata dai giudici torinesi, si riferiva all'esenzione di cui all'articolo 7, lettera i), del Dlgs 504/1992, che in effetti non prevede una specifica modalità di accatastamento. Più calzante sembra, invece, la giurisprudenza in materia di esenzione di fabbricati rurali (sezioni unite 18565/2009). Secondo questo filone, l'agevolazione non può essere concessa se non si ottiene, preliminarmente e se del caso in via contenziosa, un accatastamento coerente con la situazione tipizzata nella disposizione di esenzione.
FONTE: ITALIA OGGI

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