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NOVITÀ NORMATIVE

FEDERALISMO : CANTIERE APERTO.

Più soldi ai comuni che collaboreranno a contrastare l'evasione fiscale. E soprattutto subito. In cambio gli enti avranno meno Irpef perché la compartecipazione all'imposta sui redditi scende dal 2,5 al 2%. E' questa l'offerta che il ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli, farà ai sindaci per rendere appetibile il nuovo assetto del federalismo fiscale municipale.
E che ieri ha illustrato alle commissioni bilancio di camera e senato.
Ai comuni andrà il 75% (e non più il 50) delle sanzioni (che saranno quadruplicate) per la mancata regolarizzazione entro il 31 marzo 2011 degli immobili fantasma non dichiarati in catasto. Non solo. Gli enti collaborativi con gli 007 fiscali avranno più margini di manovra nella definizione delle aliquote dell'addizionale Irpef che sarà oggetto di un provvedimento ad hoc.
E non dovranno aspettare la riscossione a titolo definitivo delle somme per poterle mettere a bilancio, ma potranno farlo subito. I ritardi nell'accreditamento delle maggiori imposte accertate hanno finora depotenziato il ruolo dei sindaci nella lotta all'evasione e Calderoli ne è consapevole. «I tempi di attesa sono in media di quattro o cinque anni e questo è un problema», ha detto il ministro parlando in Bicamerale, «tale aspetto potrebbe essere corretto prevedendo una accelerazione dell'accreditamento delle somme spettanti agli enti locali in modo da incentivarne l'attività di contrasto.
A tal fine potrebbe anche stabilirsi che le risorse derivanti dall'evasione fiscale non siano destinate a fini perequativi, ma vadano assegnate direttamente ai comuni che hanno mostrato maggiore impegno in tal senso».
Il ministro, anche per smorzare le polemiche sollevate dall'introduzione della tassa di soggiorno (da 0,50 a 5 euro a notte negli alberghi dei comuni che decideranno di istituirla) ha chiarito che il nuovo tributo non dovrà essere utilizzata dai sindaci per ripianare i bilanci, ma, alla stregua di una tassa di scopo, dovrà essere destinata a finanziare attività inerenti il turismo. Esattamente quanto chiesto dal Touring Club che in una nota ha dichiarato di non avanzare «nessuna obiezione di principio alla tassa di soggiorno se questa si confermasse esclusivamente finalizzata al miglioramento dell'offerta turistica e non a copertura dei deficit di bilancio».
Inoltre, considerando che in molte regioni le competenze in materia turistica sono affidate alle province, saranno i comuni capoluogo a decidere se introdurre o meno il nuovo tributo tassa di soggiorno, coordinandone le modalità impositive tra i diversi comuni.
Il ministro ha spiegato le ragioni della decisione di attribuire allo stato (e non più ai comuni) il gettito dell'Imu sui trasferimenti, riservando ai sindaci una quota del 30%. L'obiettivo è risolvere la sperequazione che caratterizza sia la base imponibile dei tributi legati alla casa (soprattutto dopo che l'abitazione principale è diventata esente da tassazione) sia le compravendite immobiliari (che penalizzerebbero i piccoli comuni in cui il mercato non è così vivace come nelle grandi città).
A compensare la mancata attribuzione ai comuni della restante parte del gettito dell'imposta sui trasferimenti ci penserà la compartecipazione Irpef che, come detto, scende al 2% (circa 2,6 miliardi di euro). L'imposta sul reddito delle persone fisiche, ha ammesso il ministro, «essendo molto perequata realizza un efficace intervento correttivo».
Imposta municipale propria. Sarà invece totalmente comunale l'Imu sulle seconde case che arriverà dal 2014. Il tributo avrà come presupposto d'imposta il possesso di immobili diversi dall'abitazione principale. Pagheranno l'Imu anche gli immobili di lusso (categorie catastali A1, A8 e A9). L'aliquota sarà determinata annualmente dalla legge di stabilità. I comuni avranno però la facoltà di aumentarla o diminuirla «sino a 0,3 punti percentuali».
L'aliquota sarà dimezzata se l'immobile è locato e «nel caso di immobili non produttivi di reddito fondiario ovvero posseduti dai soggetti passivi d'imposta sul reddito delle società». In questi ultimi due casi, il comune potrà comunque variare l'aliquota, in aumento o in diminuzione, fino a un massimo di 0,2 punti percentuali.

Trasferimenti immobiliari. L'aliquota ordinaria dell'imposta di registro sul trasferimento a titolo oneroso di immobili viene elevata dall'8 al 9%. Scende invece dal 3 al 2% quella sul trasferimento dell'abitazione principale (non di lusso).
Fondo di riequilibrio. Per realizzare in forma progressiva la devoluzione ai comuni della fiscalità immobiliare verrà istituito un Fondo di riequilibrio la cui durata però è stata ridotta da 5 a 3 anni. Per il 2011, la dotazione del Fondo non potrà essere inferiore all'ammontare della riduzione dei trasferimenti erariali che sarà una diretta conseguenza del federalismo. Una «promessa» nei confronti dei sindaci che il governo ha voluto mettere nero su bianco nel decreto. Assieme ad un altro impegno: se in futuro verranno individuati ulteriori trasferimenti suscettibili di riduzione, il Fondo sarà proporzionalmente incrementato.
Imposta municipale secondaria. Non sarà più facoltativa, ma obbligatoria l'imposta municipale secondaria che, sempre dal 2014, sostituirà Tosap, Cosap, imposta comunale sulla pubblicità e canoni per l'installazione di mezzi pubblicitari.
Cedolare secca. La cedolare secca sugli affitti debutterà nel 2011 con una doppia aliquota: al 20% per i contratti a canone concordato e al 23% per i contratti di locazione liberi. E sarà facoltativa. La cedolare dovrà essere versata entro il termine stabilito per il versamento dell'Irpef. Non saranno rimborsate le imposte di bollo e di registro eventualmente già pagate. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del dlgs, saranno stabilite le modalità di versamento dell'acconto (85% per il 2011 e 95% dal 2012) e del saldo.
L'innalzamento di tre punti percentuali rispetto alla prima versione della cedolare (che prevedeva un'aliquota unica al 20%) produrrà un extragettito che, per una quota non superiore a 400 milioni, sarà destinato a interventi in favore delle famiglie numerose che vivono in affitto. Per l'attribuzione dei benefici si terrà conto in particolare del numero di figli a carico. Secondo Confedilizia, la tassazione sostitutiva sui redditi da locazione sarà conveniente per i redditi superiori a 28.000 euro l'anno sia in caso di contratti liberi che di contratti a canone concordato.
Con un successivo dlgs, da emanare nell'alveo della legge delega sul federalismo (n.42/2009), si provvederà al riordino della tassa di scopo e della tassazione sui rifiuti, tenendo conto della superficie, della rendita catastale e della composizione del nucleo familiare. Un'ipotesi che non piace a Confedilizia che la considera «un ritorno alla patrimoniale». Sempre con decreto si metterà mano al riordino dell'addizionale Irpef in modo da rideterminarne l'aliquota base, in sostituzione della compartecipazione. L'obiettivo è ridurre le aliquote dell'Irpef statale, mantenendo inalterata la pressione fiscale.
Ai piccoli comuni il 20% del Fondo di riequilibrio. Secondo Enrico La Loggia, presidente della Commissione Bicamerale (e relatore del decreto), il nuovo testo modificato dal ministro Calderoli «tiene conto delle diverse osservazioni di maggioranza e opposizione ed è ampiamente migliorato rispetto al passato». «In ogni caso», ha precisato, «si tratta di un provvedimento aperto agli ulteriori contributi che arriveranno dai lavori della Bicamerale». Nel formulare il proprio parere favorevole alla nuova versione del decreto, La Loggia ha chiesto al governo di valutare l'opportunità di riservare ai piccoli comuni almeno il 20% del Fondo di riequilibrio. E di individuare «le modalità più idonee per evitare che nella fase attuativa e nell'ambito della ripartizione del Fondo si determino sperequazioni tra i diversi enti riconducibili alla disomogenea allocazione sul territorio nazionale delle case a disposizione diverse dall'abitazione principale».
La Loggia ha anche chiesto che nel decreto su fisco regionale e provinciale (e costi standard della sanità), il prossimo ad andare all'esame della Bicamerale, venga riconosciuta anche alle province le province, (d'intesa con i comuni non capoluogo) la possibilità di istituire un'imposta di soggiorno sempre finalizzata agli investimenti nel settore turistico. Alle province dovrebbe infine andare anche il gettito derivante dai diritti di imbarco pagati da chi viaggia in aereo.
FONTE: ITALIA OGGI

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