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civica

NOVITÀ NORMATIVE

TARSU A RISCHIO LEGITTIMITA'.

Il milleproroghe non è intervenuto sul rinvio dei termini di vigenza della Tarsu per i comuni che non siano ancora passati a Tia. Per il secondo anno consecutivo, malgrado la richiesta formulata dall'Anci nella nota esplicativa del 28 dicembre 2010, il governo ha quindi ritenuto di non dettare alcuna disposizione per confermare la possibilità per i comuni di continuare ad applicare la tassa, pur a fronte dell'abrogazione della relativa disciplina primaria da parte dell'articolo 49 del Dlgs 22/97, in base al quale la Tarsu deve ritenersi soppressa a decorrere dalla scadenza nel 2009 del regime transitorio disciplinato dal regolamento attuativo della Tia (il Dpr 158/99).
Questa scelta ha creato già nel 2010 parecchi problemi ai comuni, che si sono visti contestare in molti casi l'impossibilità di richiedere il pagamento della tassa, in quanto non più supportata da una normativa primaria.
Nella circolare 3/2010 dell'11 novembre le Finanze hanno sostenuto che i comuni possono continuare ad applicare la Tarsu anche nel 2011, utilizzando eventualmente, ai fini della determinazione delle tariffe, i criteri delineati nel Dpr 158/99, sulla base di quanto statuito dal Consiglio di Stato nella sentenza 750/2009; la mancata adozione di una norma primaria è estremamente pericolosa, in quanto potrebbe determinare l'illegittimità degli atti di riscossione.
Tutto ciò avviene in un momento in cui la maggior parte dei comuni continuano a vedere nella tassa rifiuti un «rifugio» per poter continuare a gestire in modo relativamente certo l'entrata, a fronte delle difficoltà interpretative sulla natura della Tia.
In merito, si deve peraltro evidenziare che, poiché il servizio rifiuti è obbligatorio e i costi devono essere coperti (parzialmente o totalmente) con tassa o tariffa (articolo 59 del Dlgs 507/93, articolo 49, comma 2, del Dlgs 22/97 e articolo 238, comma 1, del Dlgs 152/2006) è indiscutibile che - a prescindere dalla tipologia di strumento di riscossione adottato dall'ente - il tributo dovrebbe comunque essere versato dai contribuenti ai singoli enti locali; l'eventuale illegittimità degli atti di riscossione della Tarsu adottati dai comuni avrebbe natura esclusivamente formale, non potendo essere posto in dubbio, sotto il profilo sostanziale, l'obbligo per i contribuenti di versare l'entrata richiesta dal comune a copertura dei costi sostenuti.
Allo stesso modo, se venisse riconosciuta l'impossibilità di applicare la tassa per l'abrogazione della sua normativa, il servizio dovrebbe essere necessariamente remunerato mediante la tariffa, con l'effetto di rendere addirittura obbligatoria la copertura integrale del costo del servizio da parte dei contribuenti, con conseguente aumento dell'imposizione, legata alla possibilità di applicare anche l'Iva vista la qualificazione patrimoniale della nuova Tia (articolo 14, comma 33, del Dl 78/2010).
Ciò malgrado, poiché molti municipi stanno approvando i preventivi 2011, che si basano - per l'85% dei comuni italiani, i quali non sono ancora transitati a Tia - sulla prosecuzione dell'applicazione della Tarsu, è evidente la necessità di un intervento del legislatore; l'introduzione nel milleproroghe di una norma sistematica che preveda la possibilità per i comuni di mantenere la Tarsu quale sistema di tassazione per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, fino a quando non sarà stato definitivamente approvato il regolamento applicativo della nuova Tia, potrebbe costituire un importante chiarimento, nell'ambito di un passaggio normativo già estremamente complesso e controverso.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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