PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

TASSA CONCESSIONE GOVERNATIVA SUI CELLULARI: RIMBORSO O RIDUZIONE IN BOLLETTA

Chiedere il rimborso della Tcg già pagata relativamente al passato. Decurtare la bolletta della Tcg addebitata nel conto telefonico per il futuro. Potrebbe essere questa la scelta intrapresa dai clienti privati, dai liberi professionisti e dalle società titolari di utenze per telefoni cellulari in abbonamento, chiamati mensilmente a versare 12,91 euro a titolo di tassa di concessione governativa per i contratti «business» e 5,16 euro per i contratti privati. Oltre che, naturalmente, dai comuni, i quali per primi hanno scelto di avviare la strada del contenzioso sulla concessione governativa per i cellulari.
Le pronunce. I verdetti emessi dalle commissioni tributarie di primo grado (Belluno, Pordenone, Verona, Milano, Brescia, Venezia, Vicenza, Perugia, Torino) e di secondo grado (Veneto) sono finora piuttosto schiaccianti: su circa 80 pronunce, solo tre sono risultate favorevoli al Fisco (due della Ctp Vicenza e una della Ctp Treviso).
Con riferimento al caso delle amministrazioni comunali, le sentenze favorevoli ai sindaci hanno affermato all'unanimità che i municipi sono da considerarsi pubbliche amministrazioni, ai sensi dell'art. 1, comma 2 del dlgs n. 165/2001, e quindi andrebbero esclusi dal tributo in esame al pari delle amministrazioni centrali dello Stato (conformemente pure all'art. 114 Cost.). Ma in appello i giudici tributari sono andati oltre: la Ctr Veneto, infatti, ha affermato che la Tcg sui cellulari non è dovuta non soltanto da parte dei comuni, ma con riferimento a tutti gli utenti titolari di un contratto di abbonamento, in quanto illegittima.
Sembra tuttavia verosimile che l'amministrazione ricorrerà per cassazione, anche considerato il fatto che l'abrogazione implicita di cui si tratta è istituto piuttosto sottile. In ogni caso le associazioni di consumatori si stanno già muovendo per valutare l'ipotesi di una richiesta di rimborso di massa, modello «class action», della tassa versata nell'ultimo triennio.
Corte Ue e gettito. Non va poi tralasciato il fatto che presso la Corte di giustizia Ue è stata incardinata una causa relativa proprio alla medesima questione, dopo il rinvio delle carte operato dalla Ctp di Taranto. La Tcg sui telefoni cellulari vale annualmente per l'erario circa 800 mln di euro e il procedimento pendente davanti ai giudici del Lussemburgo riguarda un rimborso triennale che potrebbe costare all'Italia 2,4 miliardi di euro. Peraltro, va segnalato che la concessione governativa sui telefonini rappresenta un prelievo piuttosto atipico in ambito comunitario, essendo in vigore soltanto in tre paesi (Italia, Grecia e Bulgaria) su 27. La Corte Ue dovrebbe pronunciarsi non prima di marzo.
Termini per i rimborsi. Vi è poi una questione giuridica aperta sull'arco temporale relativamente al quale sarebbe possibile richiedere il rimborso di quanto indebitamente versato da parte del contribuente titolare del cellulare in abbonamento. L'articolo 13 del dpr n. 641/1972, infatti, stabilisce che il contribuente può chiedere la restituzione delle tasse di concessione governativa «erroneamente pagate entro il termine di decadenza di tre anni a decorrere dal giorno del pagamento o, in caso di rifiuto dell'atto sottoposto a tassa, dalla data della comunicazione del rifiuto stesso».
Motivo per cui la maggior parte dei contenziosi pendenti nelle Ctp e nelle Ctr riguarda un triennio. Tuttavia, laddove venisse riconosciuta l'illegittimità (verosimilmente in Cassazione) tout court della Tcg, ciò che potrebbe configurarsi non sarà più un «erroneo pagamento«, bensì un «indebito pagamento»: in questo caso il termine di decadenza applicabile, venuta meno la disposizione specifica, sarebbe quello generale sancito dal codice civile (dieci anni) e il periodo riguardo al quale chiedere il rimborso potrebbe ulteriormente estendersi.
Deducibilità e limiti. Non va infine dimenticato che il rimborso della Tcg indebitamente versata dai soggetti titolari di abbonamenti business (quindi con partita Iva) andrebbe a scontrarsi con la deduzione del relativo costo operata negli anni oggetto dell'istanza di restituzione. Ciò, in taluni casi, potrebbe rappresentare un limite, che invece non opera per i titolari di abbonamenti residenziali.
FONTE: ITALIA OGGI

SCADENZIARIO

<novembre 2018>
lunmarmergiovensabdom
2930311234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293012
3456789
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio