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NOVITÀ NORMATIVE

FEDERALISMO: FONDO PEREQUATIVO PER I COMUNI.

Per il fisco comunale suona la campanella dell'ultimo giro. Man mano che ci si avvicina al voto di domani il pressing del governo si fa sempre più serrato. E si moltiplicano gli strumenti di persuasione: alla «bozza» di decreto attuativo concordata la settimana scorsa con i comuni si sono aggiunti il «lodo La Loggia», che va incontro all'Idv sul tetto alla pressione fiscale, e l'emendamento Calderoli, che strizza l'occhio al Pd sulla perequazione. Ma per la minoranza è ancora troppo poco.
Per allontanare lo spettro di un pareggio in bicamerale l'esecutivo è intenzionato a provarle tutte. Come ha fatto ieri. Il relatore di maggioranza Enrico La Loggia (Pdl), oltre a mettere nero su bianco che ci vorrà un coordinamento con i prossimi dlgs, ha espresso parere favorevole su otto emendamenti dell'opposizione. Inclusi i due di Felice Belisario (Idv): con uno viene deciso di destinare al fondo di riequilibrio che opererà fino al 2013 per rimuovere gli squilibri tra territori ricchi e poveri un quarto di quei 2,8 miliardi attesi dalla compartecipazione del 2% all'Irpef; con l'altro viene rafforzata la clausola di invarianza nel prelievo tributario stabilendo che non potrà aumentare «anche nella fase transitoria».
Modifiche che si aggiungono alle precisazioni chieste dal ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, sull'imposta di soggiorno e accolte dal relatore. Il gettito del contributo fino a 5 euro imposto ai turisti potrà essere destinato anche al «sostegno delle strutture ricettive» mentre il regolamento che dovrà disciplinarla andrà emanato sentite le associazioni di categoria. Ma sul finale è spuntata anche la previsione che il nuovo tributo accorpi l'obolo chiesto ai bus turistici per accedere ai centri cittadini.
Tutte queste novità non sono bastate a vincere le resistenze dell'Idv. Al termine di un incontro con il titolare della Semplificazione, Roberto Calderoli, Antonio Di Pietro ha ribadito che il suo partito voterà no perché «è un dato di fatto che il voto sulla riforma è stato trasformato in un voto sulla tenuta del governo Berlusconi». Ciò significa che l'eventuale sì o l'astensione decisiva andrà cercata altrove. Difficilmente però tra le fila del Pd.
Nel tentativo di convincere i democratici ad ammorbidirsi in serata il ministro leghista ha presentato un emendamento per disciplinare sin d'ora il fondo perequativo che dal 2014 rileverà quello di riequilibrio nell'intento di garantire a tutti i comuni il finanziamento integrale a costi e fabbisogni standard delle loro funzioni fondamentali. A parte la precisazione che il "contenitore" sarà finanziato con la compartecipazione del 30% sulle compravendite immobiliari, il testo si limita a prelevare un intero articolo dal decreto sul fisco regionale (cioè il prossimo che la bicamerale esaminerà) e inserirlo nel provvedimento sui comuni. Una scelta che non piacerà al Pd che a suo tempo ha già criticato il modo in cui era stata scritta quella norma.
Sempre fermo sul no è poi il terzo polo. Nonostante Api, Fli e Udc abbiano ribadito di continuo che la riforma introduce solo «più tasse per tutti», alcuni esponenti della maggioranza sono convinti del fatto che ci siano ancora margini per fare cambiare idea almeno al futurista Baldassarri. Che ha ribadito ieri di essere sempre aperto al dialogo.
Purché vengano accolte le seguenti proposte: cedolare secca realmente coperta e con un'ampia deduzione per gli inquilini; applicazione dell'imposta municipale (Imu) sul possesso sulla prima casa; sostituzione della compartecipazione del 2% all'Irpef con una all'Iva. E chissà che almeno quest'ultima misura alla fine non possa essere accolta. Anche Calderoli ha sempre preferito l'Iva ma ha dovuto desistere per l'impossibilità di determinare il gettito fino a livello comunale. Un'obiezione che a Baldassarri non è mai bastata perché, a suo dire, si potrebbero usare i dati provinciali corretti con il numero degli abitanti o le dichiarazioni dei redditi.
La controprova si avrà oggi pomeriggio quando si cominceranno a votare gli emendamenti e si deciderà a che ora anticipare il voto finale di domani vista la concomitanza alle 15 con la discussione alla Camera sul caso Ruby. Sul tavolo della commissione ci saranno due elementi in più: le perplessità del servizio bilancio di Montecitorio sulla copertura della cedolare secca e sulla fissazione dell'asticella dell'Imu al 7,6 per mille; il sì della commissione Finanze del Senato che (con 11 voti contrari e 13 favorevoli) ha chiesto di limitare la cedolare secca fino ai 100-120mila euro. Con la curiosità che in quella sede, in quanto presidente, Baldassarri si è astenuto. Ma a Palazzo Madama l'astensione equivale al no, mentre in bicamerale abbasserebbe il quorum.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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