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NOVITÀ NORMATIVE

FEDERALISMO : AI COMUNI LA COMPARTECIPAZIONE IVA.

Compartecipazione Iva anziché all'Irpef da introdurre non da subito ma quando il federalismo fiscale sarà entrato a regime. A fissare la percentuale della compartecipazione sarà un decreto del presidente del consiglio, di concerto con il ministro dell'economia e d'intesa con la Conferenza unificata.
La percentuale dovrà essere fissata «nel rispetto dei saldi di finanza pubblica e in misura finanziariamente equivalente alla compartecipazione del 2% al gettito dell'Irpef». Ossia dovrà assicurare ai sindaci quei 2,8 miliardi di euro l'anno garantiti (come da stime della Ragioneria dello stato) dall'Imposta sul reddito delle persone fisiche che però rispetto a quella sul valore aggiunto ha il limite di essere più sperequata sul territorio nazionale. In attesa che siano disponibili i dati del gettito Iva per ogni comune, l'assegnazione dei fondi avverrà sulla base del gettito Iva per provincia suddiviso per il numero degli abitanti di ciascun comune.
Cambia ancora volta il decreto sul fisco comunale oggi al voto della Bicamerale per il federalismo. Dopo la decisione di Roberto Calderoli di anticipare la disciplina del fondo perequativo che entrerà a vigore nel 2014, questa volta a rimescolare le carte c'ha pensato un emendamento di Enrico La Loggia votato all'unanimità.
Alla base della modifica, che ha messo nero su bianco l'input politico arrivato nella mattinata di ieri dal ministro della semplificazione, l'estremo tentativo da parte del governo di accaparrarsi il voto decisivo (vista l'assoluta parità di forze in Bicamerale) del finiano Mario Baldassarri. Ma nonostante il voto favorevole sulla compartecipazione Iva, è assai probabile che il presidente della commissione finanze del senato si orienti oggi verso il no al decreto.
Ufficialmente Baldassari ha rispedito al mittente tutte le lusinghe del governo, ritenendole «non sufficienti» a dare risposta ai tanti problemi posti sul tappeto. A cominciare dall'istituzione del fondo per gli sgravi agli inquilini. Anche questa misura era stata inserita dal governo nel pacchetto di «corteggiamento» a Baldassari. Ma il diretto interessato ha subito smorzato gli entusiasmi, definendola incompleta perché avrebbe bisogno di un finanziamento di almeno un miliardo di euro (una cifra più che doppia rispetto ai 400 milioni dapprima stanziati dal decreto sul fisco municipale e poi improvvisamente svaniti nel nulla).
La trattativa per raggiungere un'intesa e inserire la misura nel decreto si è protratta per tutto il pomeriggio. Ma alla fine sono state poste in votazione due proposte distinte e su entrambe il risultato è stato di 15 voti a favore e 15 contrari. Di conseguenza entrambi gli emendamenti sono stati respinti.
Un altro scontro con il senatore di Futuro e Libertà si è consumato sull'Imu che Baldassarri voleva estendere nuovamente alla prima casa in ossequio a uno dei capisaldi del federalismo che collega la tassazione alla rappresentanza e dunque alla possibilità di giudicare attraverso il voto l'operato degli amministratori locali (un principio che invece sarebbe disatteso tassando solo i proprietari di seconde case). Ma di ritassare la prima casa, ha fatto capire il presidente della Bicamerale, Enrico La Loggia, il Pdl non vuole proprio sentir parlare.
L'opera di corteggiamento del governo verso Baldassari ha costituito il leitmotiv della giornata di ieri in Bicamerale il cui ordine del giorno prevedeva la votazione degli emendamenti del Pd. E se è vero che nessuna tra le proposte di modifica del Partito democratico è stata accolta è altrettanto vero che mai il senatore di Futuro e libertà ha votato con la maggioranza. A parte la prima votazione, in cui si è astenuto (è finita 15 a 14 per la maggioranza) in tutte le altre l'ex viceministro all'economia ha votato con le opposizioni, determinando così un testa a testa (15 a 15) che a meno di clamorose sorprese dovrebbe ripetersi oggi sul voto finale.
Con la stessa compattezza con cui hanno detto sì all'emendamento sulla compartecipazione Iva, Pd, Idv e Terzo Polo non si sono smossi di un centimetro dal giudizio negativo sul provvedimento nel suo complesso. «Noi continuiamo a votare no», ha assicurato Felice Belisario dell'Italia dei valori. Mentre l'ultimo spiraglio di convincere il Pd almeno verso un voto di astensione è svanito quando la commissione ha bocciato un emendamento del Partito democratico sulla cedolare secca.
«Come si fa», si è chiesto Francesco Boccia, «a dichiararsi federalisti e poi respingere i nostri emendamenti sulla cedolare secca con il metodo iniziale del contratto di interessi?». «Avevamo proposto, anziché il blocco attuale degli aumenti Istat per chi sceglie la cedolare e senza detrazioni fiscali alle famiglie, il modello del contrasto di interessi tra proprietario e inquilino con due aliquote: canone libero al 20% e concordato al 15% o, in seconda ipotesi, concordato al 18% e libero al 23%. L'obiettivo era la ricostruzione del fondo per le detrazioni alle giovani coppie e alle famiglie, cancellato dalla maggioranza. Anche per questo il decreto sul fisco comunale sta diventando per noi insostenibile».
Quanto a Baldassari, uscendo dalla Bicamerale ha consegnato ai cronisti un giudizio che pesa come un macigno sul voto di oggi. «Restano gli squilibri iniziali, non è un provvedimento pienamente federalista». «Il governo ha detto sì all'Iva, ma no alla cedolare secca, all'Imu sulla prima casa e al fondo per gli inquilini». E a chi gli chiedeva cosa avrebbe votato oggi ha risposto: «Traete voi le conclusioni».
FONTE: ITALIA OGGI

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