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NOVITÀ NORMATIVE

PUBBLICITA': IMPOSTA DOPPIA SE L'ILLUMINAZIONE E' VOLUTA.

Pubblicità luminose con imposta raddoppiata solo se la fonte di luce è stata «appositamente e specificamente installata da parte del soggetto d'imposta». L'aumento non si applica, quindi, se il messaggio pubblicitario beneficia di un'illuminazione collaterale, ossia non creata dal soggetto che si pubblicizza, come per esempio la luce proveniente da una finestra aperta nelle vicinanze o da un lampione posto lungo la strada o in un giardino pubblico. È questo l'orientamento fornito dalla Ctp di Reggio Emilia con la sentenza n. 272/01/10, depositata il 20 dicembre 2010. Con tale pronuncia i giudici reggiani hanno fornito interpretazione a una norma che in passato ha talvolta sollevato dubbi operativi. L'articolo 7, comma 7 del dlgs n. 507/1993, infatti, stabilisce che qualora la pubblicità sia «effettuata in forma luminosa o illuminata», la relativa imposta è dovuta in misura doppia. La vicenda in commento vedeva un'impresa ricorrere contro un avviso di accertamento per insufficiente versamento dell'imposta. La concessionaria dell'imposta comunale sulla pubblicità aveva contestato all'azienda che alcuni cartelli promozionali, essendo posizionati a ridosso di una strada principale e altamente trafficata, nelle ore notturne risultavano (indirettamente) illuminati dai fari delle auto. Secondo la concessionaria, «lo scopo raggiunto da un cartello luminoso (di suo, ndr) e da un cartello illuminato (non volontariamente, ndr) è identico», tanto che il legislatore, ai fini impositivi, ha accomunato le due tipologie con la disposizione di cui all'articolo 7, comma 7 del dlgs n. 507/1993.
Una tesi che però non convince la Ctp di Reggio Emilia. Il nocciolo della controversia risiede nel decidere se la norma, con l'aggettivo «illuminata», faccia riferimento al semplice risultato dell'illuminazione o, piuttosto, richieda la presenza di una fonte luminosa installata di proposito e attivata dal soggetto d'imposta. La commissione dirime la questione sulla base di una motivazione puramente linguistica: il legislatore, sentenziano i giudici, ha ripetutamente utilizzato il participio passato del verbo «effettuare», ossia un verbo che indica un «facere». Pertanto, chiosa la Ctp emiliana, affinché scatti il raddoppio dell'imposta è necessario che l'illuminazione del mezzo pubblicitario avvenga a mezzo di una fonte di luce appositamente installata da parte del soggetto passivo.
Il ricorso viene accolto, l'accertamento annullato e la concessionaria condannata anche alle spese processuali.
FONTE: ITALIA OGGI

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