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NOVITÀ NORMATIVE

PATTO DI STABILITA' SALVATO DALLA CORTE COSTITUZIONALE.

La Corte costituzionale salva il patto di stabilità degli enti locali. Nel suo corollario più duro da digerire da parte di comuni e imprese, ossia il blocco dei pagamenti. Una regola per molti cervellotica che impedisce ai sindaci di onorare i propri impegni con i creditori anche quando le casse comunali sono ricche in abbondanza.
C'ha provato la Corte dei conti Lombardia (da sempre molto critica verso le misure introdotte dalla Finanziaria 2007) a chiedere alla Consulta di abrogare un sistema contabile penalizzante per gli enti virtuosi e paradossalmente premiante per i più spendaccioni.
Ma il tentativo dei giudici lombardi è naufragato di fronte al giudizio di inammissibilità pronunciato dalla Corte costituzionale nella sentenza n.37/2011 depositata ieri in cancelleria (e redatta dal giudice Paolo Maddalena). I giudici delle leggi hanno escluso la legittimazione di quelli contabili a rivolgersi alla Consulta e dunque non sono entrati nel merito del quesito di incostituzionalità.
Il motivo è da ricercare nel contesto in cui questo è stato sollevato. La Corte conti Lombardia stava verificando il rispetto del patto da parte del comune di Pessano con Bornago, in provincia di Milano, in ossequio alle nuove prerogative previste per la magistratura contabile dalla Finanziaria 2006 (legge n.266/2005).
I giudici erariali sono infatti tenuti a definire ì criteri contabili a cui devono attenersi gli organi di revisione degli enti locali e, qualora accertino «comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria» o il mancato rispetto del Patto, devono vigilare sull'adozione delle necessarie misure correttive.
Questo dice la legge. Ma a giudizio della Consulta si tratta di un mero «controllo di gestione» in cui la Corte conti deve limitarsi a segnalare all'ente controllato le disfunzioni rilevate, lasciando che sia questo a individuare le strategie per mettersi in regola.
Una procedura «collaborativa», secondo la Corte costituzionale, che non si configura come attività giurisdizionale e per questo esclude la possibilità di sollevare questioni di legittimità. Una chance che invece è sempre ammessa nel giudizio di parificazione del bilancio dello stato e nel controllo preventivo di legittimità, perché in entrambi i casi si tratta di «forme di giurisdizione contenziosa».
FONTE: ITALIA OGGI

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