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NOVITÀ NORMATIVE

CORTE DEI CONTI LOMBARDIA: LA TIA 1 E' UN TRIBUTO.

La Tia applicata dai 1.200 comuni italiani ha senz'altro natura tributaria a prescindere dalla tesi contraria sostenuta dal ministero del l'Economia con la circolare 3/2010. Lo ha chiarito la Corte dei conti Lombardia con la delibera 21/2011, rispondendo a una serie di quesiti formulati da un comune del mantovano.
I giudici contabili, dopo aver ripercorso l'evoluzione normativa dei prelievi sui rifiuti, hanno evidenziato la diversità delle fonti istitutive delle due tariffe: l'articolo 49 del Dlgs 22/97 per la tariffa di igiene ambientale (Tia1); l'articolo 38 del Dlgs 152/06 per la tariffa integrata ambientale (Tia2).
Quest'ultima ha espressamente sostituito la Tia1, ma sino all'emanazione dell'apposito provvedimento ministeriale continuano ad applicarsi le discipline regolamentari vigenti. Per effetto del decreto legge 194/2009 è tuttavia possibile, dopo il 30 giugno 2010 (in realtà dal 2011), adottare, pur in assenza del regolamento ministeriale, la Tia2.
Circa l'attuale scenario, i regolamenti Tarsu e Tia1 continuano a esplicare i loro effetti fino a quando i comuni non scelgono di effettuare il passaggio alla Tia2 oppure fino a quando non venga emanato il regolamento attuativo previsto dal Dlgs 152/2006.
Occorre comunque differenziare la disciplina in base alla soluzione che l'ente intende adottare:
1) mantenere il regime Tarsu;
2) mantenere il regime Tia1;
3) istituire facoltativamente la Tia2.
La prima soluzione prospettabile è che l'amministrazione locale decida, in base al proprio regolamento ancora vigente ai sensi degli articoli 238 e 264 del Dlgs 152/06, di mantenere la Tarsu.
La seconda soluzione è che l'amministrazione comunale continui ad applicare la Tia1, adoperandosi per modificare il regolamento comunale sulla base della natura tributaria della tariffa.
La terza ipotesi è che il comune deliberi il passaggio alla Tia2, nel rispetto della normativa statale vigente che ne stabilisce la natura non tributaria (articolo 14 del Dl 78/2010), con la conseguente applicazione dell'Iva sul corrispettivo. Tuttavia, in quest'ultima ipotesi le tariffe dovranno essere calcolate con il "metodo normalizzato" previsto dal Dpr 158/99, restando in sostanza applicabile il medesimo criterio sia per la Tia1 sia per la Tia2.
La Corte della Lombardia si è soffermata poi sulla natura giuridica della Tia1, ribadendo la posizione espressa dalla Consulta con la sentenza 238/09 circa la qualifica di tributo, dovendo peraltro privilegiare un'interpretazione costituzionalmente orientata. Sul punto viene chiarito che la circolare ministeriale non è una fonte normativa, quindi i comuni devono attenersi alle disposizioni vigenti: in particolare il comma 33 dell'articolo 14 del Dl 78/2010 va applicato secondo un'interpretazione letterale e non può essere esteso alla Tia1, che costituisce una distinta forma di prelievo (in tal senso anche la Corte Piemonte 65/2010).
Diversa, invece, la situazione per quanto riguarda la Tia2, dal momento che il legislatore ha inteso riconoscere a tale prelievo la natura di corrispettivo (articolo 14 del Dl 78/2010).
I giudici contabili hanno affrontato inoltre alcuni aspetti di natura gestionale. Innanzitutto il potere impositivo deve permanere in capo all'ente locale e non può essere trasferito al gestore del servizio. In altri termini, il soggetto attivo del rapporto tributario deve essere un ente pubblico, il quale può delegare a un soggetto privato solamente il servizio di riscossione e non già il potere di determinare la tariffa (in tal senso, Cassazione 8313/2010).
Infine la Tia1 non deve essere assoggettata a Iva, in quanto la tariffa è riconducibile nel novero di quei «diritti, canoni, contributi» che la normativa comunitaria esclude dal campo di applicazione dell'imposta sul valore aggiunto perché recepiti da enti pubblici «per le attività od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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