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NOVITÀ NORMATIVE

NOVITA' SU ATO E SOCIETA' PUBBLICHE.

Il calendario si allunga per le dismissioni delle circa 4mila società nei comuni medio-piccoli, ma non per le autorità d'ambito (Ato) nella gestione di acqua e rifiuti, destinate a chiudere i battenti entro il 31 marzo.
È una vittoria a metà quella dei comuni sul fronte della tempistica legata alle scelte gestionali. I sindaci, in realtà, si erano spesi di più sulla questione delle Ato, abolite da una norma che ufficialmente nessuno ha mai appoggiato, ma che è resistita a più di un attacco.
L'addio alle autorità era stato scritto a febbraio scorso nel decreto «salva-enti», e secondo gli stessi esponenti del governo era finita in «Gazzetta Ufficiale» solo perché il maxiemendamento aveva dovuto accogliere tutto il lavoro della commissione, e la solita fiducia aveva impedito ritocchi: dal 1° gennaio, secondo la scaletta originaria, le Ato attive nella gestione di acqua e rifiuti avrebbero dovuto chiudere i battenti, e passare la mano a un altro soggetto individuato dalle regioni con propria legge.
Nessun consiglio regionale, però, è riuscito ad approvare una nuova disciplina, anche perché chi ci ha provato si è incagliato in un braccio di ferro fra comuni e province per la gestione della partita. Nella versione originaria del mille-proroghe approvata a fine dicembre è spuntato così il mini-rinvio a marzo, secondo la formula applicata a tutti i temi dal testo varato dal governo.
La misura, però, non risolve il problema, perché nella maggioranza delle regioni non si riuscirà a scrivere le nuove regole nel mese e mezzo scarso che manca alla nuova scadenza, e si rischia il caos gestionale su due servizi chiave: anche per questo ieri il presidente dell'Anci Sergio Chiamparino ha messo la questione Ato in cima alla lista delle «questioni lasciate irrisolte» dal maxiemendamento governativo. Tra gli altri nodi richiamati dal sindaco di Torino c'è poi il chiarimento sulla disciplina della tariffa d'igiene ambientale, che rimane sospesa fra le opposte visioni del dipartimento delle Finanze (si applica l'Iva) e di Consulta e Corte dei conti (niente Iva, perché la Tia è un tributo) in attesa di un riordino che dovrebbe arrivare dopo l'approvazione del decreto sul federalismo municipale.
Il maxiemendamento votato ieri dal Senato conferma invece la revisione delle dismissioni obbligatorie delle società; la manovra estiva (Dl 78/2010) avrebbe voluto cancellare l'impegno societario nei comuni medio-piccoli, impedendo tout court le partecipazioni ai sindaci degli enti fino a 30mila abitanti e concedendone una sola in quelli fra 30mila e 50mila. Le partecipazioni non più consentite dovevano essere abbandonate entro fine 2011; la legge di stabilità aveva previsto una prima deroga per chi ha i conti in ordine, e ora il milleproroghe sposta tutto a fine dicembre 2013. La dismissione, poi, sarà evitata del tutto per le società che nei prossimi tre anni terranno i bilanci in utile.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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