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NOVITÀ NORMATIVE

MODIFICHE AL PATTO DI STABILITA' 2011.

È in arrivo il dpcm per ripartire fra gli enti locali soggetti al Patto di stabilità interno il «fondo» da 480 milioni di euro stanziato dall'art. 1, comma 93, della legge 220/10. L'obiettivo principale di tale disposizione è «distribuire in modo equo il contributo degli enti alla manovra e le differenze positive e negative» derivanti dalla ennesima riscrittura delle regole del Patto operata dalla legge di stabilità.
Si tratta di un alleggerimento reale della manovra imposta a province e comuni per il 2011, perché il conto è interamente pagato dallo stato e non sono previste compensazioni a carico del medesimo comparto. Le cifre in ballo, peraltro, non sono da capogiro, anche perché 130 milioni (oltre un quarto del totale) saranno indirizzati alla sola Milano per l'Expo 2015. Per tutti gli altri rimangono, quindi, 350 milioni, poco più di un decimo del contributo richiesto ai soli comuni (che, tenendo conto anche di quanto stabilito dalle precedenti manovre finanziarie, ammonta a 3.300 milioni, come ha ricordato nei giorni scorsi l'Ifel).
Gli sconti. I contenuti del dpcm non sono ancora ufficiali. E mentre è chiaro il meccanismo che si applicherà per i comuni, altrettanto non può dirsi per le province. A favore dei sindaci viene introdotta una clausola di salvaguardia che pone all'obiettivo specifico loro assegnato, calcolato come previsto dall'art. 1, comma 87 e ss, della legge 220/10, un tetto espresso come percentuale della spesa corrente media 2006-2008. Il tetto, differenziato a seconda della dimensione demografica dei comuni, è fissato al 10,5% per quelli più grandi (oltre 200.000 abitanti), al 7% per quelli medi (da 10.000 a 200.000 abitanti) e al 5,4% per quelli più piccoli (da 5.000 e 10.000 abitanti).
Un esempio può aiutare a comprendere meglio il meccanismo. Consideriamo un comune piccolo con una spesa corrente media 2006-2008 di 3.500.000 euro e a cui la legge di stabilità abbia assegnato un obiettivo specifico di 280.000 euro. Il rapporto percentuale fra i due valori è pari all'8% (280.000/3.500.000=0,08). Scatta quindi il tetto (in questo caso il 5,4%), che riduce l'obiettivo a 189.000 euro (=3.500.000*0,054). Altri esempi sono proposti nella tabella in pagina.
Pro e contro. In tal modo il peso del Patto viene distribuito in maniera certamente più equilibrata che in precedenza. È apprezzabile, inoltre, l'attenzione riservata ai comuni di minori dimensioni, per i quali è fissato un tetto più basso e quindi più generoso. La soluzione adottata non risolve però tutti i problemi: da un lato, perché vale solo per il 2011, lasciando un grosso punto interrogativo per gli anni futuri; dall'altro, perché non tiene conto delle variegate situazioni ed esigenze dei diversi enti, che solo in parte sono riflesse dalle rispettive dimensioni e capacità finanziarie.
Pertanto, continueremo ad avere enti che sfondano il Patto ed altri che superano l'obiettivo loro assegnato. Poiché i secondi saranno assai più numerosi dei primi, si produrranno risparmi che, come ha ricordato nei giorni scorsi il segretario generale dell'Anci Angelo Rughetti, non rimarranno automaticamente acquisiti al comparto. Per ovviare, l'unica strada al momento percorribile è quella della c.d. territorializzazione, che consentirebbe di riequilibrare ulteriormente i carichi all'interno di ciascun sistema regionale e di ottimizzare gli spazi finanziari disponibili. In tale prospettiva, occorre che quanto prima siano adottate le linee guida previste dall'art. 1, comma 141, della legge 220/10, in mancanza delle quali la territorializzazione è destinata a rimanere in stand-by.
FONTE: ITALIA OGGI

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