PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

DAL DPCM SCONTI SUL PATTO 2011. IL CASO LOMBARDIA

La notizia migliore arriva a Mozzate, 7.400 abitanti al confine fra le province di Como e Varese, dove un maxisconto del 90% sul il patto di stabilità 2011 dovrebbe far dimenticare i problemi che i vincoli di finanza pubblica hanno creato al comune negli anni recenti; da Busto Garolfo a Calcinate, da Assago a Peschiera Borromeo, sono tantissimi i comuni lombardi destinatari di un trattamento di favore, grazie a una «clausola di salvaguardia» nuova di zecca, scritta in un Dpcm in arrivo sulla «Gazzetta Ufficiale», che abbatte le richieste del patto di stabilità.
Una novità che fa piacere soprattutto ai comuni medio-piccoli, quelli che stanno di poco sopra la soglia dei 5mila abitanti dove scatta il patto di stabilità, ma che come mostrano i dati elaborati da Ifel non disdegna di passare anche per le città più grandi: Monza, Cremona e Mantova spuntano uno sconto superiore al 35% rispetto alle regole scritte a dicembre nella legge di stabilità, Rho e Busto Arsizio incontrano un alleggerimento intorno al 22-23% mentre Varese, guidata dal presidente di Anci Lombardia Attilio Fontana, riceve un bonus del 6 per cento. In tutto sono 325 i comuni lombardi che ricevono una spinta dalle nuove regole (si tratta del 71% degli enti soggetti al patto in regione), grazie a bonus complessivi per 106 milioni, cioè più del 30% dei 350 milioni che sono stati distribuiti ai comuni. Calcolando anche i 130 milioni finiti a comune e provincia di Milano per l'Expo, la quota lombarda sugli aiuti nazionali ai comuni arriva al 50 per cento. Una volta tanto, insomma, il governo «a trazione nord» sembra tradursi anche nei numeri.
Per capire la questione, occorre fare un passo indietro nei meccanismi bizantini del patto di stabilità, riscritti dalla manovra di fine anno. Il patto continua a chiedere ai comuni un «obiettivo» espresso in termini di saldo di bilancio (calcolato con il metodo della «competenza mista», che registra la competenza di parte corrente e la cassa di conto capitale); il nuovo patto misura le richieste in base alla spesa media registrata da ogni comune nei tre anni che vanno dal 2006 al 2008, concentrando di conseguenza gli sforzi su chi ha speso di più negli ultimi anni. Il principio in teoria è corretto, ma vista anche l'entità delle richieste complessive la sua traduzione pratica si è tradotta spesso in obiettivi irraggiungibili, che avrebbero chiesto a molti comuni di dimezzare di botto le proprie spese. Una misura inattuabile, oltre che poco razionale in molti casi, perché una fetta consistente della spesa comunale è vincolata agli stipendi e ai servizi di base, e la quota comprimibile è più bassa.
Da qui è partita una trattativa serrata fra governo e amministratori locali, sfociata nelle nuove regole scritte in un Dpcm che dopo aver ottenuto il via libera in Conferenza stato-città attende ora i passaggi finali verso l'emanazione. Il decreto introduce una clausola di salvaguardia, che impedisce agli obiettivi del patto di stabilità di superare una data percentuale rispetto alla spesa corrente media registrata nel triennio 2006/2008: nelle città più grandi, il tetto è fissato al 10,5%, in quelle fra 10mila e 200mila abitanti scende al 7 per cento e si attesta al 5,4% nei comuni più piccoli. In questo modo, il patto di stabilità diventa proporzionato alle dimensioni dei bilanci locali, e gli sconti più consistenti si concentrano nei centri minori, che hanno bilanci più rigidi e maggiori difficoltà a far quadrare i conti.
Il meccanismo della clausola di salvaguardia è rigido, nel senso che non tiene conto della situazione effettiva dei conti comunali ma semplicemente stabilisce un tetto massimo oltre il quale il patto non può chiedere; questo significa che gli sconti maggiori si concentrano sui comuni in cui il patto in versione originaria sarebbe stato più severo, perché la loro spesa media era più alta, a prescindere dalla «qualità» di questa spesa. Per la meritocrazia nelle regole di finanza locale bisogna attendere.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

SCADENZIARIO

<novembre 2017>
lunmarmergiovensabdom
303112345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930123
45678910
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio