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NOVITÀ NORMATIVE

ADDIZIONALI COMUNALI: SBLOCCHI E POTENZIALI AUMENTI!

Paradosso addizionale Irpef. Le regioni maggiormente interessate dall'aumento delle aliquote, che a breve (il timing scatterà dall'entrata in vigore del decreto sul federalismo municipale) colpirà 3.528 comuni (il 44% del totale) e 16,7 milioni di italiani, saranno quelle a statuto speciale.
Ossia i territori a cui l'autonomia amministrativa e finanziaria ha regalato nel corso degli anni risorse tali da rendere superfluo il prelievo dei sindaci nelle buste paga dei residenti. Ma che ora potrebbero di colpo riscoprire il fascino della leva fiscale. Peccato però che l'applicazione alle cinque regioni autonome del decreto sul federalismo municipale non sia così scontato.
A lanciare l'allarme è l'Ifel, l'Istituto per la finanza locale dell'Anci, che per primo ha collocato geograficamente la mappa degli aumenti. E ha anche messo in guardia da interpretazioni troppo restrittive delle norme del decreto che finirebbero per escludere dal prelievo proprio i territori che potrebbero maggiormente beneficiarne. Con un effetto boomerang che Silvia Scozzese, direttore scientifico dell'Ifel, non esita a definire, appunto, paradossale: «Vorrebbe dire che l'autonomia speciale delle regioni è un limite per i comuni compresi nel loro territorio e questo è insostenibile».
Come spiegare, per esempio, al 99% dei comuni del Trentino-Alto Adige (327 su 331) che non potranno istituire o incrementare il tributo per colpa di una norma poco chiara all'interno del decreto? Come convincere tutti i sindaci Valdostani (74 su 74) che l'autonomia può anche avere un rovescio della medaglia?
L'appeal dell'addizionale sarà particolarmente forte anche in Sardegna e Friuli-Venezia Giulia, dove, in passato solo il 21% e il 27% dei sindaci l'ha istituita o aumentata fino allo 0,4%. In Sardegna ora potranno farlo 297 comuni su 377 e in Friuli 158 su 217. L'impatto dello sblocco sarà forte in Sicilia dove il 41% dei comuni (161 su 390) applica un'aliquota inferiore allo 0,4% e dunque potrà ritoccarla al rialzo.
Ma tutto ovviamente è condizionato al fatto che vengano fugati, magari anche con un intervento di interpretazione autentica, come l'Ifel chiede, gli ultimi interrogativi sull'applicazione degli aumenti nelle regioni autonome.
«Certo non è immaginabile che tutte le regioni a statuto speciale, rimaste tra l'altro immuni al taglio dei trasferimenti, scelgano in blocco di innalzare l'addizionale», precisa Scozzese. «Ma non si può escludere che la chance prevista dal decreto possa avere abbastanza seguito tra i sindaci di Sicilia e Sardegna, due regioni che a differenza delle altre tre del Nord non hanno esercitato le funzioni in materia di finanza locale e dunque hanno uno status fiscale più assimilabile a quello delle regioni a statuto ordinario». Gli aumenti saranno assai diversificati lungo lo Stivale. E, una volta tanto, non potranno essere inquadrati nella classica dicotomia Nord-Sud.
In testa c'è la Lombardia dove 804 sindaci su 1546 (52%) potranno sbloccare le aliquote. Al secondo posto il Piemonte con 514 comuni su 1206 (43%) potenzialmente interessati dagli aumenti. Al terzo la Campania dove la chance potrà scattare in 194 municipi, il 35% del totale della regione. A livello percentuale la regione più colpita dagli aumenti potrebbe essere il Molise (57% degli enti), mentre quella in cui i sindaci avranno meno margini di manovra sono le Marche.
Qui solo il 10% dei comuni (25 su 239) ha un'addizionale Irpef compresa tra 0 e 0,4%, segno che in passato lo strumento dell'addizionale è stato abbondantemente spremuto dalle amministrazioni locali. Lo stesso dicasi per il Lazio e per la Puglia. Nel Lazio l'80% dei comuni avrà le mani legate perché ha già portato l'addizionale sopra lo 0,4%. Dunque gli aumenti, se ci saranno, interesseranno solo 75 municipi su 378. In Puglia saranno 62 i comuni (su 258, ossia il 24% del totale) che potrebbero essere tentati dal fascino di aumentare le tasse. Tutti gli altri hanno già dato in passato.
FONTE: ITALIA OGGI

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