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NOVITÀ NORMATIVE

RURALITA' DEL FABBRICATO INDIPENDENTEMENTE DALLA CATEGORIA.

Per il Territorio la ruralità dei fabbricati deve essere riconosciuta indipendentemente dalla categoria posseduta dalla costruzione ma, stante anche la presenza di una cospicua giurisprudenza altalenante, si rende necessario un intervento legislativo, teso a consentire l'omogenea attuazione della relativa disciplina.
E' quanto affermato da Gabriella Alemanno, direttore dell'agenzia, nell'audizione di ieri in Commissione finanze della Camera dei deputati, sul trattamento tributario degli immobili rurali, ai sensi dell'articolo 9, del decreto legge n. 557/1993, convertito con modificazioni dalla legge n. 133 del 1994.
Nel corso dell'intervento, la responsabile ha ripercorso tutti i passi della disciplina ricordando, in prima battuta, che i fabbricati rurali per molto tempo sono stati censiti al catasto terreni e che, con la legge (n.139/1998) di riorganizzazione del catasto, il legislatore ha unificato le modalità di dichiarazione delle costruzioni rurali con quelle già previste per gli immobili urbani, utilizzando la specifica procedura Docfa.
Pertanto, i fabbricati sono stati iscritti nel catasto urbano con attribuzione di rendita non utilizzabile, però, ai fini dell'imposizione diretta e dei tributi, se la costruzione rurale risulta rispettosa dei requisiti di cui al comma 3 (abitativi) o 3-bis (strumentali), dell'art. 9, dl n. 557/1993 (circolari n. 50/2000, n. 118/2000, n. 38/2005 e risoluzione n. 207/2009) a prescindere dal classamento attribuito (Agenzia del territorio, circolare n. 7/2007). Di conseguenza, un'abitazione rurale può essere inserita in qualsiasi categoria tipica delle abitazioni civili (A/2) o economiche (A/3), a prescindere che l'abitazione sia utilizzata o meno dall'imprenditore agricolo, di cui all'articolo 2135 c.c., come agli immobili strumentali può essere attribuita una categoria qualsiasi, ma ritenuta appropriata per le caratteristiche proprie, individuata nei gruppi ordinari («C») o speciali («D»).
È pur vero che in catasto esistono due categorie destinate alle costruzioni rurali, di cui una (A/6) caduta in disuso e utilizzabile solo in presenza di determinati indicatori, ormai non più presenti nelle costruzioni moderne (assenza di disimpegni e di servizi igienici interni ecc.) e l'altra (D/10) destinata alle costruzioni strumentali utilizzate nelle attività agricole, attribuibile solo in presenza di determinati requisiti (connessione ai terreni agricoli, utilizzazione per la manipolazione o trasformazione dei prodotti); nessuna disposizione, però, né tantomeno i due commi dell'art. 9, del dl n. 557/1993, richiede una categoria specifica, ma ne esclude solo alcune tipologie (in particolare, le categorie A/1 e A/8 e quelle di lusso).
Nonostante i recenti interventi legislativi, culminati con l'interpretazione autentica, di cui al comma 1-bis, dell'art. 23, dl n. 207/2008, la giurisprudenza di legittimità (Cassazione, sentenza n. 18565/2009, in primis), in maniera altalenante seppure in via di consolidamento (Cassazione, sentenze nn. 14967 e 15048 del 2010) e, soprattutto, in tema di tributi locali (Ici), ha affermato che non si possono considerare rurali, nel rispetto delle disposizioni, di cui all'art. 9, dl n. 557/1993, le costruzioni che non risultano classificate in catasto nelle categorie specifiche «A/6» e «D/10». Pertanto, la responsabile del Territorio ha confermato (come già fatto in numerose occasioni) che, rispettati i requisiti indicati dall'art. 9, dl n. 557/1993, i fabbricati devono essere considerati rurali, a prescindere dalla categoria assegnata, ancorché si ritenga necessaria l'emanazione di una specifica norma «_ volta a consentire la piena e omogenea attuazione del processo di riforma_», di cui al citato decreto sulla ruralità.
FONTE: ITALIA OGGI

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